L’avvocato milanese Maria Teresa Zampogna è stata designata nei giorni scorsi da Forza Italia come componente della commissione Antimafia della Regione Lombardia. Compito della commissione è quello di elaborare proposte per consentire un più efficace contrasto alle mafie. Sono esclusi poteri di tipo investigativo. La nomina dell’avvocato Zampogna è stata immediatamente contestata dai grillini e da Nando Dalla Chiesa, il presidente designato del comitato scientifico della commissione, in quanto nella sua carriera forense ha difeso degli imputati accusati per reati di mafia.Sulla scelta dell’avvocato Zampogna è intervenuto il forzista Pierantonio Zanettin, già membro del Csm e ora componente della commissione Giustizia di Montecitorio
Onorevole, il M5s ha messo il veto sul nome dell’avvocato Zampogna.
La posizione della presidente della commissione Antimafia della Regione Lombardia, la pentastellata Monica Forte, come quella del presidente del comitato scientifico, prof. Nando Dalla Chiesa, contro questa nomina stupisce ed indigna. L’avv. Zampogna è una stimata professionista del Foro milanese, responsabile dell’osservatorio “Doppio binario e giusto processo” dell’UCPI, che in alcuni processi ha difeso in passato soggetti imputati di associazione mafiosa.
Ecco, proprio le sue difese la renderebbero persona non gradita per quest’incarico…
Si, appunto. Tali esperienze di difensore la renderebbero incompatibile con l’incarico al quale è stata proposta. Quindi, secondo chi pone il veto, difendere criminali equivarrebbe ad esserne complici o collusi.
Dicono, con una battuta, che un difensore dei mafiosi nell’antimafia è come Dracula alla presidenza dell’Avis.
Sono aberranti conclusioni che contrastano con il ruolo di rango costituzionale riconosciuto alla difesa nel processo penale. Va contrastata in modo fermo questa deriva giustizialista che, purtroppo, ormai dilaga nel Paese.
Cosa suggerisce di fare?
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, autorevole esponente del M5s, oltre che avvocato, ha recentemente incontrato il presidente del Consiglio nazionale forense, Andrea Mascherin, garantendo una fattiva collaborazione con l’avvocatura per una giustizia più efficace. È auspicabile che, in questo spirito, il ministro si impegni a contrastare certo populismo giudiziario, inaccettabile nel Paese che ha dato i natali a Cesare Beccaria.
Nato a Roma, laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche,
ha ricoperto ruoli dirigenziali nella Pubblica Amministrazione.
Attualmente collabora con il Dipartimento Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell’Università degli Studi di Milano. E’ autore di numerosi articoli in tema di diritto alimentare su riviste di settore. Partecipa alla realizzazione di seminari e tavole rotonde nell’ambito del One Health Approach. E’ giornalista pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Lombardia.