Caro gasolio e rincari a catena. Gli autotrasportatori artigiani di Milano a un bivio

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Il segretario generale di Unione Artigiani Milano – Monza Brianza Marco Accornero: «Servono interventi immediati per calmierare i prezzi del carburante»

 «Il caro gasolio sta portando al collasso i piccoli artigiani dell’autotrasporto. Uomini e donne che svolgono un lavoro spesso silenzioso e invisibile, ma assolutamente strategico e indispensabile: senza di loro l’intera filiera economica e la vita quotidiana delle comunità si fermano». In giorni in cui gli autotrasportatori protestano in diverse zone del Paese e portano il tema del caro carburante all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica, il segretario generale di Unione Artigiani Milano – Monza Brianza Marco Accornero parla di una parte di filiera forse meno conosciuta, ma che ogni giorno fa funzionare le consegne in Lombardia e non solo.

Aumento insostenibile dei costi, non solo del carburante; impossibilità di aggiornare adeguatamente i tariffari nel tentativo di restare concorrenziali; bassissimi margini di guadagno; determinazione nello scongiurare tagli al personale. Tante le problematiche che i piccoli artigiani dell’autotrasporto stanno cercando di fronteggiare, spesso assorbendo loro stessi parte degli aumenti.

«Oggi questi micro-imprenditori – riprende il segretario – viaggiano con margini di guadagno sempre più ridotti, facendosi carico da soli di costi sempre più difficili da sostenere. Non possiamo lasciarli soli lungo le strade: servono interventi immediati per calmierare i prezzi del carburante e tutelare un presidio fondamentale dell’economia reale».

«Ancora due o tre mesi e questa situazione non sarà più sostenibile. Saremo costretti a prendere decisioni difficili». Giacomo Macchitella, responsabile legale di TDI Srl, piccola realtà milanese di autotrasporto attiva da circa vent’anni nei servizi di presa e consegna diretta, racconta di un equilibrio drammaticamente fragile: «Nonostante un aumento del gasolio che si aggira intorno al 25-30%, al momento abbiamo ritoccato i nostri prezzi di massimo il 10%». Il risultato è un margine di guadagno che si assottiglia drasticamente. In più, c’è il tema dei contratti a lungo termine: «se per un cliente occasionale possiamo provare, mercato permettendo, ad alzare leggermente il nostro tariffario, per chi ci richiede trasporti quotidiani da anni è praticamente impossibile rivedere gli accordi già siglati. E così succede che in molti casi ci limitiamo a coprire i costi, in altri andiamo addirittura in perdita».

A pesare su questo instabile equilibrio non è solo il carburante, bensì un aumento generalizzato dei costi, da quelli di manutenzione ai fissi, al momento non ammortizzabili. In più, c’è il problema della liquidità, con pagamenti a 30, 60, a volte 90 giorni per i clienti e, di contro, spese da sostenere nell’immediato. Una situazione sostenibile quando i margini reggono, molto meno quando i costi corrono più dei ricavi.

«Riusciamo ad andare avanti – conclude Macchitella – ancora per qualche mese, ma se l’emergenza non rientrerà e non si troveranno delle soluzioni, a rischio ci sono i posti di lavoro. Personalmente non vorrei mai dover prendere decisioni di questo tipo, ma è necessario trovare una soluzione nel più breve tempo possibile».

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