Saccheggi nel quadrilatero del lusso: le boutique chiudono e Milano conta i danni

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Le vie del centro di Milano portano ancora i segni di un weekend di pura devastazione. Vetrine andate in frantumi, arredi devastati e boutique di alta moda costrette a calare le serrande per timore di nuovi saccheggi. Da Hermès a Chanel, fino a Pomellato, il bilancio dei danni materiali supera già il milione di euro, senza contare le ingenti perdite dovute ai mancati incassi.

I pubblici ministeri parlano di “assoluta disinvoltura in azioni distruttive di rara violenza” e di una “significativa capacità criminale” dimostrata dai responsabili. Sotto i riflettori delle indagini c’è un fenomeno per molti versi inedito: la stragrande maggioranza delle persone arrestate è composta da minorenni, alcuni persino di 12 o 13 anni. Giovani e giovanissimi, spesso arrivati anche da altre province del Nord Italia, che si sono mossi in sciami improvvisi senza una regia politica o ideologica apparente.

Le accuse contestate dalle Procure sono pesantissime: devastazione e saccheggio — reato che prevede pene dagli 8 ai 15 anni — e resistenza pluriaggravata. Per gli inquirenti si tratta di ragazzi sradicati o allo sbando che si sono improvvisati casseur, infiltrandosi prima in un corteo autorizzato e poi prendendo di mira vetrine, arredi urbani e forze dell’ordine.

Mentre la magistratura procede con le richieste di convalida dei fermi e con i primi interrogatori al carcere minorile Beccaria e a San Vittore, in città resta alta la tensione per la preoccupazione che il clima di scontro non sia ancora terminato. Anche sul piano politico gli animi restano surriscaldati, tra richieste di ulteriori strette sulla sicurezza e contestazioni di piazza. Resta la priorità di fermare un’escalation che ha trasformato il cuore del capoluogo lombardo in un teatro di guerriglia.

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