Appena terminato di scontare una condanna a sei anni e quattro mesi per rapina, ricettazione e spaccio di stupefacenti, un cittadino marocchino di 41 anni è stato immediatamente espulso dal territorio nazionale. L’uomo, scortato dalla Polizia, è stato trasferito nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Milano, dove attenderà il completamento delle procedure di espulsione dall’Italia.
Alla base della misura restrittiva ci sono le segnalazioni della Questura, che ha evidenziato un profondo percorso di radicalizzazione religiosa maturato durante gli anni trascorsi dietro le sbarre nel carcere di Cremona.
Proselitismo e aggressività tra le sbarre
Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, il quarantunenne non solo avrebbe manifestato comportamenti estremisti, ma avrebbe anche svolto una costante attività di proselitismo verso gli altri reclusi della medesima nazionalità, diventando per loro un vero e proprio punto di riferimento ideologico. A questo quadro si sono aggiunti atteggiamenti fortemente ostili e aggressivi nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria.
Il profilo dell’uomo, già gravato da numerosi precedenti penali legati alle armi, alla violenza a pubblico ufficiale e a reati contro il patrimonio, è stato valutato dalle autorità come ad alto rischio per la sicurezza. Il caso riaccende i riflettori sull’efficacia dei sistemi di monitoraggio e prevenzione della radicalizzazione all’interno degli istituti di pena italiani.
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