Milano 2027, la sfida del centrodestra: una politica del fare per la città.

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Milano si avvicina alla primavera del 2027, quando i cittadini saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco. Dopo quindici anni di amministrazioni di centrosinistra, da Giuliano Pisapia a Beppe Sala, la sfida non può limitarsi a un semplice cambio di schieramento; deve tradursi in una visione diversa della città e, soprattutto, in risultati concreti per chi la vive ogni giorno.

La sicurezza è oggi, per molti milanesi, il problema più urgente: furti, rapine, aggressioni e spaccio alimentano un senso di insicurezza che non può essere liquidato come semplice percezione. Particolare preoccupazione desta la delinquenza minorile: gruppi di giovanissimi coinvolti in episodi di violenza, rapine e aggressioni, fenomeni spesso associati nel linguaggio comune alle cosiddette “baby gang” o “maranza”. Al di là delle etichette, il problema è reale quando cittadini, commercianti e ragazzi stessi temono di frequentare determinate zone o di spostarsi liberamente, soprattutto nelle ore serali; non bastano interventi episodici o annunci: servono una presenza costante delle forze dell’ordine, controlli efficaci, risposte tempestive, e un’azione coordinata che coinvolga anche famiglie, scuole e servizi sociali. Prevenzione e fermezza non sono alternative, devono procedere insieme: restituire sicurezza a chi vive e lavora a Milano deve essere una priorità concreta della prossima amministrazione.

Accanto alla sicurezza, c’è la tenuta del commercio di vicinato, una componente essenziale dell’identità e della vivibilità di Milano. Secondo i dati diffusi da Confcommercio Milano, nei primi sette mesi del 2025 hanno cessato l’attività 473 negozi, il 78% dei quali in periferia.

(Fonte: Centro Studi Confcommercio Milano, elaborazioni su dati del Registro delle Imprese, comunicato del 24 ottobre 2025).

Numeri che raccontano le difficoltà di tante attività, strette tra costi crescenti, cambiamenti nelle abitudini di consumo, e problemi legati alla sicurezza e al degrado. Quando una serranda si abbassa definitivamente, non scompare soltanto un’attività economica: si impoverisce anche il tessuto sociale di una strada o di un quartiere. Servono quindi politiche capaci di sostenere le imprese, valorizzare i quartieri, e rendere nuovamente attrattive le aree meno centrali.

Di fronte a queste sfide, Milano ha bisogno di una figura equilibrata, autorevole e concreta; un sindaco capace di assumere decisioni, ascoltare le diverse realtà cittadine, e superare le contrapposizioni ideologiche. Una figura ferma sui problemi, senza ricorrere a toni eccessivi o a posizioni radicali, in grado di parlare anche a quell’elettorato centrista che non si riconosce pienamente né nel centrosinistra né nelle espressioni più estreme della destra.

In questo contesto, anche le esperienze maturate nel mondo delle imprese e della gestione possono rappresentare un elemento di interesse. Il percorso di Matteo Perego di Cremnago, ad esempio, attraversa ambiti diversi: dopo aver ricoperto incarichi manageriali di responsabilità internazionale nel gruppo Giorgio Armani, ha proseguito la propria esperienza nel mondo imprenditoriale, nell’azienda di famiglia. Eletto alla Camera dei deputati nel 2018, dal 2022 ricopre l’incarico di sottosegretario alla Difesa.

In una città come Milano, dove il rapporto tra imprese, lavoro e innovazione è particolarmente importante, un percorso che unisce esperienze professionali, imprenditoriali e istituzionali merita di essere considerato. Naturalmente, amministrare un Comune è diverso dal dirigere un’azienda, e richiede competenze specifiche, capacità di ascolto e attenzione ai bisogni di tutti i cittadini; conoscere le dinamiche delle imprese, aver assunto responsabilità gestionali, e aver maturato esperienza nelle istituzioni sono tuttavia elementi che possono arricchire il profilo di chi si propone di amministrare una città complessa come Milano. La questione è capire come queste competenze possano tradursi in obiettivi concreti per la collettività.

Nel centrodestra il confronto sulla candidatura è aperto. Forza Italia sostiene il nome di Matteo Perego di Cremnago, mentre dalla Lega è arrivata la proposta di Silvia Sardone; anche Maurizio Lupi è tra i nomi che circolano nel dibattito. È legittimo che ogni partito valorizzi i propri esponenti, ma la scelta del candidato non dovrebbe diventare una prova di forza tra alleati: dovrebbe invece nascere da un confronto serio sui profili, sulle competenze, e sulla capacità di interpretare le esigenze di Milano. In una coalizione, il peso di ciascuna componente va considerato, ma non può essere l’unico criterio; conta soprattutto la possibilità di costruire una proposta credibile e condivisa per la città.

Anche il tema delle primarie merita una riflessione; non si tratta di escluderle a priori, ma di chiarire con quali regole e con quale criterio si intendano adottare. Se diventassero lo strumento per scegliere il candidato sindaco a Milano, sarebbe opportuno ragionare su criteri coerenti anche per le altre città chiamate al voto; diversamente, si rischierebbe di creare precedenti e disparità difficili da giustificare. Prima di scegliere il metodo, occorre chiarire l’obiettivo: individuare la candidatura più adatta ad affrontare le sfide della città.

La campagna elettorale dovrebbe quindi concentrarsi sui problemi reali e sulle soluzioni, evitando che il confronto si esaurisca nelle rivalità tra partiti o nelle ambizioni personali. Milano ha bisogno di risposte sulla sicurezza, di quartieri più vivibili, di un commercio di vicinato tutelato e di un’amministrazione capace di ascoltare cittadini e imprese. È su questi temi che il centrodestra dovrebbe misurare la propria proposta e trovare una sintesi.

Perché una città non si governa con gli slogan né con la continua contrapposizione politica; si governa con ascolto, decisioni, responsabilità e risultati. E prima delle ambizioni personali e degli equilibri tra i partiti, dovrebbe venire l’interesse di Milano.

1 thought on “Milano 2027, la sfida del centrodestra: una politica del fare per la città.”

  1. ‘La città verrà distrutta sol’alba’…
    Non devono sbagliare: i nefasti e degenerati sociali e civili radical schiff e sinistroidi sono alle porte. 10 anni ancora così e si rischia di creare un punto di non ritorno per la città e la cittadinanza già piegata dalle iniziative bacate e distorte di questi individui pseudo autistici in giunta.

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