In un’intervista rilasciata al quotidiano Libero a margine della convention di Forza Italia, l’eurodeputata analizza le sfide economiche nazionali ed europee e spinge per la candidatura del sottosegretario alla Difesa a Palazzo Marino.
Milano e l’Italia al centro dell’agenda politica ed economica. Partecipando alla tre giorni organizzata da Forza Italia in via Mecenate, dal titolo “L’ottimismo della volontà”, Letizia Moratti traccia le priorità per rilanciare la produttività del Paese e definire le strategie politiche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, a partire dalle elezioni comunali milanesi.
Lo sviluppo economico, il ceto medio e le sfide globali
L’analisi di Moratti parte dai dati strutturali dell’economia italiana e dalla necessità di individuare leve concrete per la crescita:
«Sarà una tre giorni dedicata all’Italia e all’Europa. E alle possibilità di crescita economica del nostro Paese. L’Italia ha un problema di produttività che negli ultimi 30 anni è salita dello 0,3% a fronte del 16% della Germania, del 9% della Francia e del 18% della media europea. Su questo occorre lavorare molto perché se la produttività cresce, inevitabilmente porterà le aziende a pagare salari più elevati e a fare maggiori investimenti, aumentando i consumi e spingendo la domanda».
Un passaggio cruciale riguarda la scelta degli investimenti e i fattori su cui far leva:
«Dato che il lavoro costa meno, le aziende sono più portate a investire nel lavoro che nell’innovazione. Lo scopo della tre giorni è proprio quello di individuare le leve della crescita economica: il capitale umano, le infrastrutture, l’intelligenza artificiale, l’innovazione, la produzione energetica, uno stato con meno burocrazia che non ostacola ma canalizza il risparmio verso investimenti produttivi. E sarà un’analisi che faremo con il mondo dell’accademia, della ricerca, della manifattura, con i principali rappresentanti dell’industria e dei sindacati. Per poi trarre una conclusione da trasformare in proposta politica».
Sulle fasce sociali da sostenere prioritariamente nelle prossime manovre economiche, l’esponente azzurra sottolinea:
«Le decisioni prese finora, con le varie finanziarie, si sono giustamente concentrate sul ceto basso che bisogna continuare a sostenere. Adesso è arrivato il momento di dare più risorse al ceto medio, incentivando le politiche per le donne e i giovani».
A complicare il quadro economico intervengono i fattori geopolitici e l’aumento dei prezzi:
«Nel mondo ci sono conflitti che continuano a pesare sull’economia mondiale al di là del dramma umano che comportano. L’energia ha avuto rincari che si riverberano sulle bollette e sulle famiglie nonostante le misure prese dal governo e l’aiuto che c’è stato da parte delle aziende energetiche. Pesa poi l’inflazione. L’Europa deve attuare un cambio di passo, non bastano gli strumenti in vigore. Le esigenze sono mutate rispetto al periodo in cui è stato pensato il green deal e il processo di decarbonizzazione».
Sul fronte politico generale, la crescita dell’astensionismo e del malcontento favorisce la nascita di populismi e frange radicali:
«Le forze politiche estreme emergono con slogan e ricette che sono inattuabili ma hanno presa sulle persone perché promettono soluzioni nell’ambito della sicurezza e dell’economia».
La partita di Milano e la scelta del candidato sindaco
Il tema caldo resta la scelta del candidato per il centrodestra a Milano. Moratti sostiene con convinzione il nome del sottosegretario Matteo Perego:
«I nomi sono al vaglio degli alleati e spero che la riserva venga sciolta a breve perché non c’è tempo da perdere. L’auspicio è che tutti i partiti sposino questa proposta di Fi, una candidatura giovane, milanese doc, con competenze nei ruoli sia manageriale che politico e con grande esperienza nel campo della sicurezza nel suo ruolo di sottosegretario alla Difesa che per Milano è fondamentale».
Interpellata sulle riserve della Lega e del suo leader Matteo Salvini, tiene a precisare:
«Si deve avere ognuno rispetto dell’altro. Salvini ama Milano e troverà il modo e il tempo per decidere. Ovviamente spero che ci ascolti».
E sul criterio che dovrebbe guidare la coalizione nella scelta del profilo ideale aggiunge:
«Quando si parla di candidature gli equilibri tra i partiti non devono pesare su scelte politiche che vanno fatte in funzione del migliore profilo possibile per la responsabilità e il ruolo richiesto».
Richiamando la storia politica milanese e le recenti riflessioni dell’ex sindaco Gabriele Albertini, l’ex sindaca osserva:
«Le grandi metropoli sono generalmente più progressiste e propense a votare centrosinistra. Da New York a Londra, è una tendenza mondiale. Milano nella sua storia ha saputo esprimere sindaci di centrodestra che hanno avuto la capacità di intercettare i voti progressisti e riformisti di chi normalmente vota centrosinistra».
Un profilo che, secondo Moratti, si adatta perfettamente alle caratteristiche di Perego:
«Vedo la città spenta, stanca, insicura. Mai come in questa fase una proposta politica come la sua, capace di rispondere alle esigenze dei milanesi in tema di sicurezza, mobilità ed emergenza abitativa e allo stesso tempo sanare la frattura tra il centro e la periferia, può avere una chance di vittoria importante».
Spazio poi a un giudizio sulle alternative nella coalizione, come la leghista Silvia Sardone, che secondo Moratti:
«Intercetta un elettorato molto identitario».
Un passaggio critico riguarda la giunta guidata da Giuseppe Sala:
«Il giudizio è negativo per le ragioni che le ho detto. Credo che nel percorso di Sala abbiano avuto anche un peso le forze con cui ha governato e che hanno frenato lo sviluppo della città».
Sollecitata sul ruolo delle donne nelle istituzioni e sul suo primato come prima cittadina milanese:
«Sono stata la prima donna in tante posizioni: da presidente Rai a presidente di una banca di interesse nazionale. L’importante non è che una donna arrivi a ricoprire un ruolo, ma che sia capace di aprire la porta ad altre donne».
Distanze a destra e critiche al centrosinistra
Sulla figura di Roberto Vannacci le distanze rimangono nette:
«Da Vannacci ci separano i valori».
Diversa la lettura sulle dinamiche interne al campo avversario:
«Confusa e divisa. Majorino e Calabresi sono la prova che non esiste un percorso condiviso e una personalità che raccolga attorno a sé tutta la coalizione».
Sulle posizioni espresse recentemente in politica estera da esponenti del centrosinistra:
«La politica deve costruire ponti e non tagliare rapporti. Dobbiamo volare alto e non identificare un popolo con il proprio governo ma cercare legami culturali e storici».
E sull’impostazione ideologica della sinistra:
«Non hanno argomenti. Le proposte politiche devono costruire. Le loro sono proposte di pura opposizione».
Alla battuta sulle voci che la vorrebbero tra i possibili candidati al Quirinale in futuro, Moratti replica sorridendo:
«Si è fatto tardi e c’è tanto lavoro da fare. Per Milano e non solo…».
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