Ferdinando Quagliuolo, gestore di un banco del lotto, è un uomo dominato dalla superstizione e dall’ossessione per il gioco. Convinto che il padre defunto gli invierà in sogno i numeri vincenti, vive nell’attesa della combinazione capace di cambiargli la vita. Ma qualcosa va storto: il genitore appare a un suo dipendente, Mario Bertolini, suggerendogli le cifre fortunate. Mario gioca e vince una somma ingente. Per Ferdinando è un affronto intollerabile: quel sogno, quei numeri, quella vincita spettano a lui. Perché il padre è “suo” – e con lui, anche la sorte propizia…
A undici anni dalla scomparsa di Luca De Filippo, Carolina Rosi – sul palco al fianco di Salvo Ficarra e Nicola Di Pinto – sceglie di riportare in scena la sua ultima regia: «Dieci anni fa ho voluto conservare la scenografia: il fondale, il suo bellissimo boccascena, gli oggetti, hanno ripreso vita come fossero stati sempre pronti per arrivare in un altro teatro, in un’altra città di questa lunghissima e a volte complicata tournée che è la vita… Curando l’allestimento sapevo che, insieme ai costumi, alle scene, alle musiche, i ricordi mi avrebbero rintracciatae alla gioia di ritrovarmi nei teatri, si sarebbe silenziosamente insinuata in me anche quella sofferenza che si prova nell’affrontare la memoria delle perdite, ma con la consapevolezza che, quella memoria, diventa poi parte di noi, non ci abbandona mai e ci rende ciò che siamo. Ho ripreso la visione scenica di Luca che, attraverso la comicità della componente ludica del gioco del lotto, aveva letto la storia in chiave moderna e aveva registrato con cura, in modo quasi grottesco ma mai macchiettistico, i temi che Eduardo, autore di indiscussa contemporaneità, ha sempre analizzato nelle sue opere: la disgregazione dei rapporti familiari, metafora del disfacimento di una società».
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