L’AI (Intelligenza Artificiale) porta ad un pigrismo cognitivo.

Attualità

Affidare il calcolo, il problem solving all’AI indebolisce le capacità cognitive. Delegare il nostro pensiero critico alle macchine crea un feedback pericoloso che si traduce in atrofia delle competenze.

Ichatbot, (termine che nasce dall’unione di chat e robot),  elaborazione del linguaggio naturale, sonoapplicazioni software progettate per simulare una conversazione con gli esseri umani tramite testo o voce, con i suoi flussi fissi che rispondono solo a comandi, a parole chiave, possono provocare danni psicologici, educativi e cognitivicon effetti boomerang:

  • stanchezza mentale e sovraccarico cognitivo, brain fry(fritto cerebrale), fenomeno emerso da recenti studi scientifici e di management tra cui ricerche pubblicate sulla Harvard Business Review e analisi dellaBoston Consulting Group
  • riduzione della flessibilità cognitiva con perdita progressiva di competenze, abilità decisionali e pratiche per introduzione massiccia di neuroimaging

    La letteratura scientifica difatti punta il dito sui loro danni psicologici e dipendenze mentali che riducono fino al 55% le onde cerebrali associate all’attenzione di lavoro.

 L’AI non distrugge l’intelligenza umana ma elimina il bisogno di esercitarla portando ad un’atrofia funzionale delle capacità di problem solving.

   Gli studi della Brown University definiscono che l’interazione affettiva continuativa con l’AI genera dipendenze emotive con feedback di solitudine e isolamento sociale, rafforzamento di deliri e crisi emotive con dinamiche di collusione che possono portare ad aggravare stati di maniae psicosi, con incapacità di gestire il rischio di suicidio.

    La Brown University ha riscontrato che i ChatBot violano gli standard etici: non riconoscono i reali segnali di crisi pertanto forniscono retro azioni errate e pericolose.

    L’AI annulla l’impegno cognitivo, la riflessione analitica, il problem solving, pertanto vengono duramente  inficiati i softsckills: abilità relazionali, comportamentali e cognitive che definiscono il modo in cui una persona interagisce con gli altri e gestisce il proprio lavoro, time management (resistenza allo stress, adattabilità ….) un epilogo che porta ad un isolamento sociale con dipendenze tossiche da compagni virtuali.

Bias cognitivo( errore di valutazione prevedibile che il cervello commette per risparmiare tempo ed energia nel prendere decisioni) e

chatbotunasfida complessa nell’interazione uomo/macchina. Un binomio che rappresenta una delle sfide etiche più complesse nell’era dell’AI.

 

Matilde Sardiello

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.