Nell’ultima udienza del processo sulla gara per la nuova Biblioteca europea di informazione e cultura (Beic) di Milano, i testimoni ascoltati in aula hanno respinto con fermezza l’ipotesi di condizionamenti esterni, definendo la scelta del progetto vincitore un percorso del tutto condiviso.
Sul banco degli imputati compaiono gli architetti Stefano Boeri e Cino Zucchi, insieme ad altre quattro persone. Le accuse contestate dalla Procura riguardano la turbativa d’asta e le false dichiarazioni relative a presunti conflitti di interesse nell’ambito del concorso internazionale.
Il nodo delle accuse della Procura
Al centro dell’inchiesta c’è il sospetto degli inquirenti che la procedura di valutazione abbia violato l’obbligo di anonimato. Secondo i magistrati, questo avrebbe favorito un gruppo di studio legato agli imputati, permettendogli di aggiudicarsi la gestione di un’opera dal valore superiore agli 8,6 milioni di euro.
I criteri di selezione e la parola ai commissari
Durante il dibattimento, i commissari chiamati a deporre hanno spiegato la metodologia seguita per selezionare le proposte. Dalla rosa iniziale di 44 progetti si è arrivati prima a una cinquina di finalisti e, infine, all’assegnazione della vittoria alla cordata guidata dallo studio Onsitestudio.
Il commissario Jhionny Pellicciotta, rispondendo ai quesiti della pm Giancarla Serafini, ha negato qualsiasi interferenza da parte dei colleghi a processo:
“Una volta stabiliti i criteri abbiamo votato progetto per progetto, ogni commissario era autonomo nella valutazione. Tra i commissari c’era un clima disteso, è stata una discussione aperta. Nessuno si è opposto al criterio di valutazione, io ho aderito con serenità alla proposta del voto collegiale.”
Pellicciotta ha evidenziato come non siano mai state avanzate proposte per imporre una cinquina prestabilita, confermando l’assenza di forzature e riaffermando il valore delle proposte concorrenti.
Un giudizio condiviso sul vincitore
Anche gli altri testimoni ascoltati, tra cui un commissario supplente, hanno confermato la piena condivisione del risultato finale. L’opera scelta non è derivata da una semplice media aritmetica dei punteggi, ma ha convinto l’intera commissione per la qualità e i dettagli proposti, lasciando sperare in un’ottima realizzazione per il futuro della città.
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