La storia d’amore tra Simona Ventura e Giovanni Terzi, raccontata in questi giorni dai giornali, ha colpito molte persone; non soltanto perché riguarda due personaggi noti, ma perché ci ricorda una verità spesso dimenticata: il cuore non conosce età, e l’amore può arrivare quando meno ce lo aspettiamo.
Conoscere una persona “nel mezzo del cammin di nostra vita”, dopo delusioni, separazioni, ferite, lutti, o semplicemente dopo anni vissuti intensamente, è una fortuna rara; a quest’età nessuno arriva intatto: ognuno porta con sé una valigia piena di esperienze, alcune preziose, altre dolorose.
Ed è qui che nasce la prima grande sfida; spesso rischiamo di far pagare al nuovo compagno, o alla nuova compagna, il conto delle relazioni precedenti: diffidenze, paure, insicurezze e vecchie ferite diventano occhiali attraverso cui osserviamo chi abbiamo davanti.
È umano, certo, ma forse l’amore maturo richiede proprio questo sforzo: usare l’esperienza come guida, non come condanna.
Le lezioni del passato servono, ma non dovrebbero impedirci di guardare l’altro con occhi nuovi: ogni persona merita di essere conosciuta per quello che è, non per gli errori commessi da chi l’ha preceduta.
Poi ci sono le difficoltà concrete, perché, se è vero che a vent’anni si cresce insieme, è altrettanto vero che a sessanta o settanta ci si incontra quando i caratteri sono già formati, le abitudini consolidate e le manie ben radicate; cambiare è più difficile, forse impossibile.
Per questo motivo, la parola chiave diventa una sola: “compromesso”.
Non quello che mortifica, ma quello che costruisce; quello fatto di piccoli passi quotidiani, di reciproche concessioni, di sorrisi davanti ai difetti dell’altro.
Non si tratta di rinunciare a sé stessi, ma di fare spazio a qualcuno nella propria vita.
Forse è proprio qui che si nasconde il segreto dell’amore maturo.
Lo psicologo Erich Fromm scriveva che amare non significa annullarsi nell’altro, ma restare pienamente sé stessi mentre si costruisce qualcosa insieme: una lezione preziosa soprattutto dopo i sessant’anni, quando ciascuno arriva con la propria storia, le proprie passioni e perfino le proprie fragilità; l’obiettivo non è quindi diventare una sola persona, ma imparare a camminare affiancati, rispettando gli spazi e l’identità dell’altro. Perché l’amore non dovrebbe togliere libertà: dovrebbe aggiungerne.
E poi c’è un altro aspetto di cui si parla poco.
Molte coppie mature si trovano a vivere contemporaneamente l’amore, e la responsabilità verso genitori molto anziani: visite, preoccupazioni, assistenza, telefonate improvvise che cambiano una giornata; a volte il tempo da dedicare alla coppia deve fare i conti con alcuni doveri che i giovani innamorati non conoscono.
Anche questo richiede comprensione.
Inoltre, c’è il rapporto con l’età del proprio corpo. La mente spesso corre ancora veloce, piena di progetti, curiosità e desiderio di vivere; ci si scopre ancora pieni di sogni e interessi, mentre il fisico, qualche volta, chiede ritmi diversi: la stanchezza arriva prima, i ritmi rallentano, e qualche acciacco si fa sentire.
Ma forse è proprio qui che l’amore maturo mostra il suo lato migliore.
Non è più fondato soltanto sull’entusiasmo e sulla passione travolgente della giovinezza.
È fatto di presenza, di complicità, di sostegno reciproco; è qualcuno che ti aspetta, che ti ascolta, che comprende i tuoi silenzi; è sapere che non devi dimostrare nulla, e che puoi essere semplicemente te stesso.
Per questo, un amore vissuto con lealtà, rispetto, pazienza e tenerezza può essere straordinariamente bello.
Può significare riscoprire il piacere delle cose semplici: una passeggiata, un viaggio, un corso da frequentare insieme, un cinema, una cena senza fretta; può significare recuperare il valore del tempo lento, quello che oggi sembra quasi “rivoluzionario”.
E poi c’è una verità che chi si innamora in età matura conosce bene; non si ama nonostante le rughe, i capelli bianchi o gli acciacchi: si ama anche attraverso tutto questo. Perché ogni segno racconta una storia vissuta, ogni cicatrice parla di una battaglia combattuta e, forse, proprio perché il tempo non è infinito, si impara a dare più valore alle cose che contano davvero: un abbraccio in più, una telefonata inattesa, una mano cercata nel buio, o una domenica qualunque trascorsa insieme.
Forse l’amore maturo non ha il batticuore impaziente dei vent’anni; ha qualcosa di più raro: la gratitudine.
La gratitudine di aver trovato qualcuno con cui condividere il tratto di strada che resta.
E di scoprire che, nonostante tutto, il cuore non è mai andato in pensione.

Ottimo Loredana, come al solito centri sempre salienti dell’argomento trattato,che dirti brava.
Un bellissimo articolo complimenti
Ciao Dario