Proponiamo ai nostri lettori il testo integrale dell’articolo di Luca Beltrami Gadola, pubblicato su Arcipelago. Attraverso due forti metafore — lo “sguardo del cameriere” che guarda senza vedere e il re Enrico V che si traveste per ascoltare il popolo — l’autore traccia un bilancio severo ma costruttivo sull’attuale gestione della città di Milano.
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Per cominciare devo spiegare il perché del titolo. Lo “Sguardo del cameriere” si riferisce ad un’esperienza che tutti noi, almeno una volta, abbiamo vissuto: sei al ristorante e vuoi richiamare l’attenzione dal cameriere ma lui ti guarda ma non ti vede. Il guardare senza vedere è una questione dibattuta in varie versioni dagli psicologi, tanto è diffusa in molti contesti. Nel nostro caso si tratta di uno sguardo senza alcuna empatia.
Enrico V d’Inghilterra fu reso immortale da William Shakespeare nell’omonima opera teatrale (Enrico V): il re si traveste da comune soldato la notte prima della battaglia di Azincourt per parlare con le sue truppe e capire i loro veri sentimenti sulla guerra. Per la cronaca siamo nell’ottobre del 1415, la guerra dei cent’anni tra Francia e Inghilterra: vinsero gli inglesi.
Il Sindaco, visti anche gli umori che circolano nella sua maggioranza, dovrebbe fare come Enrico V – non so quale travestimento gli suggerirei – ed andare sui mezzi pubblici, senza trascurare i taxi o nelle assemblee dei vari gruppi che lo contestano per farsi una idea della “popolarità” di cui gode e quali siano gli addebiti che gli vengono mossi.
La stessa cosa la suggerirei ai suoi assessori soprattutto ad alcuni di loro, i meno esposti o noti per le loro specifiche attività, anche Elena Grandi, di recente venuta al proscenio per la questione “sfalci” e che sul link di cui sopra si possono vedere le opinioni che circolano su di lei. Se poi a lei o a qualcuno d’altro venisse l’idea di chiedere ad una Società di sondaggi di effettuarne uno specifico sul proprio consenso, deve tenere a mente che queste ultime hanno il vizio di indorare la pillola per compiacere il committente.
Comunque lo stratagemma di Enrico V è imbattibile, perché sentire con le proprie orecchie ha anche l’effetto di mettere in discussione il proprio “ego”, cosa che farebbe un gran bene a chi si crede il “padrone del mondo”, super ego che ci sta portando alla catastrofe mondiale.
Fortunatamente le conseguenze egli “ego” posseduti dai nostri amministratori hanno un effetto negativo solo per Milano e forse per la Città Metropolitana.
Che ci siano problemi e opinioni diverse anche nella maggioranza lo testimonia la recente seduta in Consiglio dove si discuteva del gemellaggio con Tel Aviv e la posizione del sindaco è stata salvata dal voto di alcuni consiglieri dell’opposizione.
Molti cittadini sono preoccupati, il Sindaco questo non può ignorarlo: la sua immagine si è deteriorata anche per la vicenda delle SCIA, per la troppa faciloneria rispetto al governo del territorio, un bene comune che non è stato in grado di tutelare.
A nessuno è piaciuto il balletto sulla legge “salva Milano”, prima richiesta a gran voce e poi abbandonata senza fare un plissé.
Nessuno si dimentica anche qui la vicenda dei sequestri e la ricerca di una soluzione (impossibile) di mettere insieme capre e cavoli tra chi ha già comprato o versato acconti per gli edifici dichiarati come abuso edilizio.
I lettori di La Repubblica ricordano ancora l’articolo di Michele Serra che a proposito dello “Skyline” constatava che l’amministrazione cittadina “puntando al cielo ha perso la strada”.
È inutile infierire su Sala, a farsi del male e a compromettere la sua maggioranza ci pensa lui.
Veniamo allo “sguardo del cameriere” o di chi guarda senza vedere. Sala non è un flâneur che passeggia senza meta, oziosamente, immergendosi nello spettacolo della vita urbana con curiosità e distacco, forse resta chiuso nel suo ufficio e dunque non guarda e quindi non vede e non memorizza.
Non vede lo sporco delle strade, quando piove non vede gli scivoli per handicappati che si trasformano in laghi, non vede i raccoglitori stradali di immondizia che tracimano di tutto, non vede i riders (Glovo e compagnia) che sfrecciano sui marciapiedi, non vede che la stessa cosa la si fa con monopattini e biciclette, non vede due ragazzi che sfrecciano sullo stesso monopattino, non vede come è mantenuto il verde nelle piccole aiuole e negli sparti traffico, tra poco non vedrà i negozi col condizione acceso e le porte spalancate (alla faccia del risparmio energetico).
Non vede la gente ammassata alla fermata dei tram che implicitamente denuncia l’inefficienza di ATM? Non che ATM alle fermate soppresse per rifare strade e corsi metta un avviso non solo e non tanto della soppressione ma nemmeno indicare le fermate più vicine.
Lui, come noi, non vede un vigile per la strada, malgrado le dichiarate nuove assunzioni, vana la speranza del famoso “vigile di quartiere”, che tra l’altro passeggiando sempre negli stessi luoghi ne avvertirebbe i cambiamenti, magari quelli che insospettiscono, e li comunichi a chi di dovere.
Forse non prende atto che impone alla città regole che sono come le “gride manzoniane”.
Forse il suo ufficio stampa, che non difetta certo di personale, non gli ha messo sotto gli occhi un articolo del Corriere della Sera del 23 scorso dove si legge che il sindaco di Barcellona, che lui spesso cita come esempio di virtù, ha deciso che prenderà provvedimenti duri per evitare che il turismo travolga la città e i residenti: il suo staff pensa solo a mandaci quotidianamente dei reels nei quali compare lui per primo seguito da altre immagini che si suppone siano accattivanti.
Ma noi, semplici cittadini, privati della empatia del sindaco cosa possiamo fare?
Che io sappia solo il Circolo Caldara , del quale sono socio, ha da settimane avviato un’attività di incontri che si è recentemente conclusa con la presentazione di un documento intitolato hei MILANO dove andiamo: un’articolata e ragionata proposta politica da contrapporre agli slogan del tipo ci “vuole un cambio di passo” oppure “dobbiamo fare una svolta”, slogan che restano sospesi per aria.
Vorrei però cavarmi un sassolino dalla scarpa.
Quando leggo nei documenti politici o su documenti di Partito o nel dibattito parlamentare, proposte di attività o indicazioni di cose da fare, vorrei che in calce ci fossero questi contenuti:
- Descrivere bene di cosa si tratta
- Indicare nell’interesse di chi si fa la proposta
- Quali risorse economiche sono necessarie
- Dove si trovino queste risorse
- Che tempi si prevedano
L’individuazione di dove si trovino queste risorse è essenziale nel nostro Paese, perché, a quanto si sa, le nostre risorse sono già tutte consumate e quindi se dai a qualcuno devi togliere a qualcun altro. Scelta politica sempre difficile, perché elettoralmente possono essere pericolose.
Un cammino dunque arduo ma chiaro e condivisibile.
Luca Beltrami Gadola
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