Alla Fondazione Don Gnocchi la prima biobanca in Italia per la riabilitazione su misura

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La Fondazione Don Gnocchi ha dato vita alla prima struttura in Italia specificamente dedicata alla raccolta e alla conservazione di campioni biologici in ambito riabilitativo. L’obiettivo principale è comprendere a fondo le dinamiche della ripresa e prevedere la risposta dei pazienti alle terapie, grazie a un investimento di oltre 800 mila euro interamente focalizzato sulla medicina personalizzata.

La neonata biobanca della riabilitazione e biologia del cambiamento punta a migliorare in modo significativo l’efficacia dei trattamenti. La struttura opera secondo un modello organizzativo hub & spoke: la sede principale si trova a Milano, presso l’Irccs Santa Maria Nascente, ed è responsabile dello stoccaggio definitivo e della distribuzione di campioni di sangue, plasma, siero, DNA e saliva. Le sedi di Firenze e Roma, invece, si occupano delle fasi di arruolamento, raccolta e conservazione temporanea dei materiali.

«Come per i farmaci, molti pazienti, seppur affetti da patologie simili, rispondono in maniera diversa a una stessa terapia riabilitativa. I meccanismi che sottendono tale diversità sono molteplici, ma possono essere decifrati attraverso la biologia» spiega Maria Cristina Messa, direttrice scientifica della Fondazione Don Gnocchi. «Poter conservare per l’analisi di questi marcatori di malattia i campioni biologici dei pazienti in una banca permette di dare sostanza a studi longitudinali che possono durare anche anni, conservando ciò che il paziente ci ha affidato come un bene prezioso, e permettendo una ricerca adeguata alla complessità del nostro sistema».

I prelievi biologici vengono eseguiti in diversi momenti del percorso terapeutico, così da monitorare con precisione l’evoluzione temporale dell’organismo. I dati biologici vengono poi integrati con le informazioni cliniche e funzionali per identificare i biomarcatori predittivi del recupero. Nell’ottica della medicina di precisione, saper anticipare la risposta di un individuo a uno specifico trattamento permette sia di evitare interventi inefficienti, sia di selezionare tempestivamente le cure più adatte.

«I biomarcatori predittivi rappresentano oggi una delle sfide più rilevanti della ricerca biomedica, consentendo di superare approcci standardizzati e di leggere la traiettoria di recupero di ogni singolo paziente» commenta Mario Clerici, direttore scientifico dell’Irccs S. Maria Nascente di Milano.

Disporre di una simile struttura integrata costituisce l’unica via per studiare e prevedere le dinamiche biologiche della ripresa. Le aree cliniche prioritarie coinvolte nel progetto includono le patologie neurodegenerative, cerebrovascolari, cardiovascolari e pneumologiche, oltre alla neuropsichiatria infantile e alla fragilità legata all’invecchiamento. Il modello operativo prevede uno sviluppo evolutivo: la raccolta è inizialmente attiva all’interno di protocolli di ricerca già approvati, ma l’obiettivo a lungo termine è trasformarla in uno strumento di biobancaggio sistematico inserito nei percorsi assistenziali di tutta la rete della Fondazione.

L’allestimento della biobanca è stato reso possibile da un investimento complessivo superiore a 800.000 euro, finanziato dal Ministero della Salute, dalla Banca d’Italia e dalla Fondazione Barbaglia. Questo stanziamento ha permesso l’acquisto di tecnologie di conservazione all’avanguardia, come sistemi di stoccaggio a –80°C e –150°C monitorati costantemente 24 ore su 24 e un sistema digitale di tracciabilità che mappa ogni singola aliquota con un codice univoco.

Per rendere i processi sempre più affidabili e standardizzati, i ricercatori utilizzano sistemi automatizzati che riducono al minimo l’intervento manuale nella raccolta. Proprio su questi aspetti metodologici, le ricercatrici Ivana Marvetano, Assunta Ingannato e Carlotta Gamberini interverranno al congresso dell’European Biobank Week a Praga, in programma dal 19 al 22 maggio 2026. Si tratta del principale appuntamento annuale del settore, organizzato dalla European Research Infrastructure for Biobanking and Biomolecular Resources BBMRI-ERIC (l’infrastruttura europea che coordina le risorse biomolecolari a supporto della ricerca) e dalla European, Middle Eastern & African Society for Biopreservation and Biobanking.

Questa partecipazione internazionale, come conclude Maria Cristina Messa, «si inserisce nel percorso di avvicinamento al nodo italiano dell’infrastruttura europea BBMRI-ERIC con cui la Fondazione intende sviluppare collaborazioni future, ampliando la visibilità della biobanca a livello continentale e accedendo a opportunità di finanziamento europeo».

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