Una casa profumiera milanese del passato che ha gettato le basi per le essenze di oggi.

Attualità

Ormai sono profumi dimenticati, niente a che vedere con la profumeria moderna.

Ma per anni hanno rappresentato i più ricercati profumi della nobiltà milanese e italiana.

Stiamo parlando del marchio Gi.Vi.Emme, per molti anni produttrice di profumi in quel di Milano agli inizi del secolo.

Fondatore di questa realtà fu il conte Giuseppe Visconti di Modrone.

Figura poliedrica, istituì l’azienda negli anni venti del XX secolo, insieme all’industriale farmaceutico Carlo Erba, di cui aveva sposato la beneamata nipote Carla nel 1900.

La quale gli portò anche in dono come dote la famosa Villa Erba di Cernobbio sul lago di Como.

Basti solo dire che uno dei loro figli sarà poi Luchino, famoso regista.

Di nobiltà recente, fu uomo di corte per la regina Elena e amante delle belle arti, essendo anche nel consiglio della Scala.

Non solo. Sua è l’idea e la realizzazione di un borgo incantevole e suggestivo come Grazzano Visconti, luogo evocativo di atmosfere medievali e rinascimentali ancora oggi, che gli valse da parte di Vittorio Emanuele III il titolo di duca oltre a quello di conte.

Nella fabbrica di profumi, che scalzava la supremazia dell’epoca della profumeria francese, furono creati i più famosi profumi del periodo come l’Acqua di Selva (da non confondere con l’Aqua Velva, dopobarba di origini americane più o meno dello stesso periodo) o Victor, tuttora in commercio.

Fu famosissimo per l’epoca il profumo Contessa Azzurra del 1911, che Gabriele D’Annunzio regalava alle sue amanti.

Un Gabriele d’Annunzio sempre squattrinato che approfittava dell’amicizia con Visconti di Modrone per creare nuovi profumi a cui dava il nome come “Giacinto innamorato”, “La Fiumanella” acqua di violette o “Acqua di Fiume”.

Amava spargerli intorno a sè, sui tessuti, sull’arredamento del Vittoriale.

Oggi i profumi di D’Annunzio, come “AqvaNuntia” o ispirati a lui sono prodotti dalla società Mavive, del gruppo veneziano Vidal, altrettanto blasonato.

Altre referenze della casa sono stati il famosissimo e diffusissimo maschile esotico “Tabacco d’Harar” profumo dall’aura coloniale essendo Harar città dell’Etiopia, molto rinomato anche negli anni 70/80.

La Gi.Vi.emme conobbe anni di successi, dovuti ad un oculato e non scontato uso della pubblicità e alle confezioni che utilizzavano l’arte vetraria di Murano per i flaconi, fino ad ottenere vendite anche in America.

L’azienda tramonterà con il suo ideatore, lasciando spazio alla profumeria designer che allora stava sorgendo, il primo fra tutti, antesignano, Paul Poiret, col profumo Rosine, una nuova via dell’essenza.

Eleonora Prina

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