La crisi dell’abbordabilità abitativa a Milano non è più un’emergenza passeggera, ma un fenomeno strutturale che investe l’intera regione urbana.
È quanto emerge dal terzo rapporto dell’Osservatorio Casa Abbordabile (Oca), presentato oggi presso la sede della Cisl metropolitana. I dati del 2024 certificano un ulteriore peggioramento: a Milano città a fronte di un aumento dei salari medi del 4,2%, i prezzi di compravendita in città sono cresciuti dell’8,5% e i canoni di locazione del 6,8%. Il canone medio dei nuovi contratti di locazione registrati dall’Agenzia delle Entrate passa infatti da 189 euro al metro quadro annuo nel 2023 a 201 uro nel 2024.
Il report evidenzia come la casa sia ormai accessibile quasi esclusivamente a chi possiede patrimoni ereditati o riceve aiuti familiari. Un lavoratore con stipendio medio da operaio (1.542 euro mensili) può permettersi oggi solo 16 metri quadri in acquisto (3 in meno rispetto al 2023) o 25 in locazione. La pressione è alimentata anche dalla precarizzazione dell’affitto: i contratti a lungo termine sono scesi dal 66% al 51% in cinque anni, mentre l’offerta turistica extralberghiera ha superato i 100.000 posti letto.
L’analisi si allarga fuori dai confini comunali, dove il pendolarismo non garantisce più un reale risparmio: includendo costi e tempi di trasporto, la spesa per un lavoratore fuori Milano arriva a pesare tra il 60% e l’80% del reddito. Comuni come Sesto San Giovanni, Rho e Rozzano presentano ormai indici di inabbordabilità simili a quelli del capoluogo. “Un canone realmente abbordabile a Milano non dovrebbe superare i 100-110 euro al metro quadro annuo”, ha commentato Alessandro Maggioni, presidente di CCL, sottolineando che oltre questa soglia anche lavoratori essenziali come medici e insegnanti restano esclusi dal mercato.
Il rapporto, curato dal Politecnico di Milano, sollecita una regia pubblica unitaria che integri politiche per la casa, il lavoro e la mobilità su scala metropolitana.
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