La nomina di Stefania Craxi a capogruppo di Forza Italia al Senato riporta d’attualità il tema della “schiena dritta” nazionale. Mentre il Governo affronta le sfide di un’amministrazione Trump muscolare, il ricordo di Sigonella non è più nostalgia, ma una bussola morale. Per capire quella notte, però, bisogna dimenticare i trattati e guardare la pista di una base siciliana attraverso gli occhi di due ragazzi di ventiquattro anni.
La telefonata tra Torino e Sigonella: Due civili in divisa
Ottobre 1985. L’Italia è sotto l’attacco del terrorismo. In quel clima, due giovani Ufficiali di Complemento — un ingegnere a Torino e un giurista a Sigonella — si scambiano una telefonata che la storia ufficiale non ha mai registrato. Sono “civili in divisa”, compagni di corso che sentono il peso di un ordine estremo.
A Sigonella, il giovane Sottotenente di Giurisprudenza riceve via radio l’ordine diretto di Bettino Craxi: “Non consegnate gli ostaggi agli americani”. È il segnale dello stallo: i Carabinieri circondano l’aereo, la Delta Force circonda i Carabinieri.
Il paradosso del caffè e della pallavolo

Ma la verità di quella notte è umana, non militare. A pochi metri di distanza, a puntarsi le armi, non ci sono entità astratte, ma due ragazzi di 24 anni. L’ufficiale dei Carabinieri e il suo omologo della Delta Force si conoscono bene: sono gli stessi ragazzi che fino al giorno prima giocavano insieme a pallavolo nel campo della base, che prendevano il caffè insieme in mensa e passavano le serate a divertirsi.
Ora, quegli stessi amici si guardano negli occhi attraverso il mirino. Si parlano, negoziano a bassa voce tra i cerchi concentrici, cercando di gestire l’assurdità di una situazione in cui la politica chiede loro di ammazzarsi a vicenda.
Il “No” dell’ufficiale americano alla follia di Reagan
Il momento di massima tensione arriva quando Washington ordina alla Delta Force di forzare il blocco. Ma l’ufficiale americano, provando un profondo disappunto e un senso di rivolta morale, ha il coraggio di riferire ai propri comandi — e quindi a Reagan — che quell’ordine è “una cosa assurda”.
Non vuole sparare al ragazzo con cui ha schiacciato a rete il giorno prima. La sua resistenza morale, unita alla fermezza dei Carabinieri fedeli al motto “Obbedire tacendo e tacendo morire”, crea lo spazio per la diplomazia. È la “rivolta dei ventenni” che salva la sovranità italiana e la pace tra gli alleati.
Il ritorno alla vita civile e la lezione per il 2026
Finita la ferma, quei ragazzi sono tornati alle loro vite civili: l’ingegnere e il giurista. Hanno servito lo Stato nel silenzio, senza chiedere medaglie. Oggi, Stefania Craxi rappresenta in Senato questa eredità: un’Italia che sa dire “No” quando in gioco c’è la Legge, ma che lo fa con la cultura e il rispetto di chi sa che l’alleanza si basa sull’umanità, non sulla sudditanza.
Diomede Malvaso
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