“Oltre la forma”: a Milano la mostra di Erika Berra: un viaggio emotivo

Cultura e spettacolo

A Milano, dal 16 al 24 aprile, “Oltre la forma”, mostra personale di Erika Berra, trasforma CHiAMaMilano in uno spazio dove la pittura smette di essere osservata e comincia a essere vissuta

C’è un momento, davanti a certe tele, in cui la mente smette di cercare un significato e il corpo prende il sopravvento. Non capisci: senti. È esattamente lì, in quello spazio sospeso tra lo sguardo e la pelle. che vive il lavoro di Erika Berra.
Dal 16 al 24 aprile 2026, CHiAMaMilano in Via Laghetto 2 ospita “Oltre la forma“, mostra personale dell’artista organizzata dall’Associazione culturale InfinityArt e curata da Mara e Stefano Cozzoli. Non una semplice esposizione: un percorso. Un attraversamento.

L’astratto come atto di coraggio
Parlare di pittura astratta oggi richiede onestà. Troppo spesso il termine è diventato un rifugio comodo, un modo per dire tutto senza dire niente, nascondendosi dietro l’ambiguità del gesto. Il lavoro di Erika Berra non funziona così. Qui l’astrazione è una scelta precisa, quasi chirurgica: togliere fino a che rimane solo il necessario.
Come dice lei stessa: “Oltre la forma per me significa togliere il superfluo per arrivare a ciò che resta vero. L’astratto è questo passaggio: non cerco di rappresentare, cerco di attraversare. Colore e gesto diventano tracce di uno stato, non illustrazioni. È lì, oltre la forma riconoscibile, che inizia l’ascolto.”
Attraversare, non rappresentare. È una distinzione che cambia tutto. La rappresentazione tiene lo spettatore fuori, osservatore di qualcosa che appartiene a un altro. L’attraversamento lo invita dentro, lo rende complice, lo trasforma da pubblico in partecipante.

Un percorso in tre movimenti
La mostra si articola in tre dimensioni concettuali che non sono tappe sequenziali ma strati di una stessa verità.
Si entra con l’impulso: il gesto pittorico nella sua forma più immediata e fisica. Segni, linee, movimenti di colore che non raccontano una storia ma ne incarnano l’energia. È la parte più viscerale del percorso, quella in cui l’emozione precede il pensiero e il corpo dell’artista è ancora leggibile sulla tela.
Poi viene la stratificazione. Ed è qui che il lavoro di Erika Berra acquista una profondità che va oltre il visibile. Ogni livello di materia e colore non copre il precedente: lo conserva, lo trasforma, lo porta con sé. La superficie diventa memoria, non nostalgia, ma sedimento vivo. Come nelle persone, dove le esperienze non scompaiono ma si depositano, cambiano forma, dialogano con il presente.
Il percorso si chiude (o meglio, si apre) con la ricomposizione. Il colore come possibilità di equilibrio tra forze opposte: il rosso della passione e il blu della serenità, il giallo dell’energia e il violetto della spiritualità. Non una risoluzione facile, non una pace di facciata. Un equilibrio dinamico, instabile nella sua bellezza, che somiglia molto a quello che chiamiamo, quando siamo fortunati, benessere.

La sera del vernissage: quando l’arte incontra la cura
Il 16 aprile alle 18:30 il vernissage di apertura porterà con sé qualcosa che trascende la mostra stessa. Quella sera verrà presentato un volume straordinario: una raccolta di opere realizzate dai pazienti oncologici, allievi del corso di arteterapia che Erika Berra conduce nei reparti di ospedali di MonzaMilanoBergamo e Roma.
È il momento in cui il discorso sull’arte come esperienza emotiva smette di essere teorico e diventa reale, concreto, urgente. Perché quelle opere non nascono da un’estetica, ma da una necessità. Nascono da persone che attraversano una delle esperienze più dure che esistano, e che hanno trovato nel gesto pittorico, nell’impulso, nella stratificazione, nella ricomposizione, un linguaggio per dire ciò che le parole non riescono a contenere.
In un’epoca in cui si parla molto di fragilità e poco si fa per abitarla davvero, questo volume è una risposta concreta: l’arte non come decorazione della vita, ma come strumento per attraversarla.

Perché vale la pena andarci
Oltre la forma” non è una mostra per addetti ai lavori. Non richiede un vocabolario critico né una formazione specifica. Richiede soltanto la disponibilità a fermarsi, cosa che, in una città come Milano, è già di per sé un atto rivoluzionario.
La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00, esclusi sabato e domenica, fino al 24 aprile 2026. L’ingresso è a CHiAMaMilano, Via Laghetto

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