Il caso che scuote l’inchiesta «Hydra» si arricchisce di dettagli inquietanti. Bernardo Pace, 62 anni, originario di Castelvetrano e figura chiave del cosiddetto «sistema mafioso lombardo» — un’alleanza criminale composta da esponenti di Cosa Nostra, ’Ndrangheta e Camorra — è stato trovato morto suicida solo tre giorni fa. La sua scomparsa avviene a un mese esatto dall’inizio della sua collaborazione con la giustizia.
Il capitolo dei rapporti con la politica
I magistrati della Dda di Milano, durante l’interrogatorio dello scorso 19 febbraio, avevano incalzato Pace su uno dei temi più sensibili dell’intera indagine: i legami tra il “consorzio” mafioso e le istituzioni.
-
La domanda cruciale: I PM hanno chiesto conto dei rapporti dell’organizzazione con esponenti politici, sia a livello locale che nazionale.
-
La risposta interrotta: Pace aveva iniziato a rispondere con un laconico «Allora ci sono…», ma a quel punto il verbale si interrompe bruscamente.
Sette pagine di “Omissis”
La trasparenza dell’interrogatorio lascia spazio a un fitto mistero documentale:
-
Subito dopo l’inizio della deposizione sui politici, seguono 7-8 pagine completamente coperte da omissis.
-
Resta leggibile solo un’ulteriore sollecitazione della PM Alessandra Cerreti: «Ci dica di chi parliamo».
-
Dopo questa domanda, le pagine tornano a essere annerite, impedendo di conoscere i nomi o i dettagli fatti dal pentito prima della sua morte.
Il sistema del riciclaggio cinese
Il verbale torna a essere consultabile solo quando l’interrogatorio cambia argomento. Pace stava infatti fornendo informazioni su un altro pilastro dell’inchiesta: la connessione tra le mafie italiane e le organizzazioni cinesi specializzate nel riciclaggio di denaro, un asse fondamentale per ripulire i proventi illeciti del “consorzio” in Lombardia.
Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845