(…) La storia di questa riforma è la storia del più colossale voltafaccia della politica italiana. E il catalogo è sterminato.
1997: la Commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema propone la separazione costituzionale delle carriere. Due ruoli distinti, giudicante e requirente, due CSM separati.
Firmatari: D’Alema, Violante, Bassanini, Salvi.
2001: il programma dell’Ulivo la inserisce tra gli obiettivi di governo.
2007: il ministro Mastella, in coalizione con il centrosinistra, presenta un ddl costituzionale per la separazione. Sostenuto dai DS e dalla Margherita. Violante ribadisce: “La separazione è un obiettivo storico della sinistra riformista”. Il ddl passa alla Camera.
Poi cade il governo Prodi e tutto si ferma.
Non basta:
– Orlando al Ministero introduce il divieto di passaggio da PM a giudice.
– Renzi chiede la separazione “come in Europa”.
2019, congresso del PD: la mozione Martina, che vince, definisce la separazione delle carriere “ineludibile per garantire la terzietà del giudice”. Serracchiani firma e dichiara: “Non possiamo più difendere l’unità della toga come dogma”.
Ineludibile. Non opinabile, non auspicabile, non vagamente desiderabile. Ineludibile. Parola del Partito Democratico, anno 2019.
Sette anni dopo, la stessa identica riforma diventa “sfregio alla Costituzione”.
Che cosa è cambiato? I principi del diritto? La struttura dell’ordinamento? No. È cambiata solo la firma in calce. La riforma porta il nome di Nordio e il timbro di Meloni. Tanto basta per trasformare un obiettivo storico della sinistra riformista nella più grave minaccia alla democrazia dai tempi di Alarico.
PER IL SI : Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale, uomo di sinistra fino al midollo, vota Sì e lo dice pubblicamente. Con lui Ceccanti, Picierno, Bettini, Salvi, Petruccioli, Morando. Tutti fascisti, evidentemente. Tutti complici dello sfregio.
Come Giuliano Vassalli, del resto. Partigiano, socialista, padre del codice di procedura penale del 1989, l’uomo che smantellò il sistema inquisitorio ereditato dal fascismo e introdusse il modello accusatorio.
Vassalli avvertì con chiarezza cristallina: senza la separazione delle carriere, il sistema non funzionerà. Lo disse nel 1987 al Financial Times. Lo ripeté per anni. La separazione era il corollario logico, necessario, inevitabile della sua riforma.
I numeri demoliscono la retorica del “No” con la brutalità dei fatti. Lo 0,83% dei PM diventa giudice. Lo 0,21% dei giudici diventa PM. La separazione delle carriere esiste già nei fatti. La riforma la formalizza. Punto. Quanto al CSM e alle sue magnifiche virtù di autogoverno: nel 2025, su 1.587 esposti disciplinari, solo 76 sono arrivati alla Sezione disciplinare. Millesessantasette archiviati senza neanche un esame.
La magistratura si giudica da sola e si assolve da sola. Un meccanismo perfetto. Per i magistrati.
E il sorteggio, dipinto come un attentato alla democrazia interna della magistratura? Il 42% dei magistrati votanti iscritti all’ANM si è espresso a favore. Quasi la metà delle toghe vuole liberarsi dal giogo delle correnti. Ma per la sinistra che difende “i padri costituenti”, il problema non è il correntismo che devasta il CSM da trent’anni. Il problema è che qualcuno osa riformarlo.
Schlein dice “sfregio”. Ma lo sfregio vero è un altro.
È usare la Carta fondamentale come arma di propaganda. È trasformare il referendum in un plebiscito pro o contro Meloni, svuotandolo di ogni contenuto giuridico. È agitare lo spettro del fascismo quando votano Sì un presidente emerito della Corte Costituzionale, un esercito di costituzionalisti e metà della classe dirigente del Partito Democratico degli ultimi trent’anni.
Chi mette la Costituzione sotto una lastra di vetro non la protegge. La soffoca. Quei padri e quelle madri non volevano adoratori. Volevano figli capaci di fare ciò che loro stessi fecero: guardare la realtà e avere il coraggio di cambiarla.
Domenica 22 e lunedì 23 marzo si vota. Per decidere se questo Paese è ancora capace di riformarsi. O se ha deciso di morire genuflesso davanti a una teca, pregando padri che avrebbero voluto figli liberi, non sacrestani.
da un post di Roberto Riccardi
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