Terremoto urbanistica-Milano: tra ricorsi al Tar e corsa a salvare i cantieri

Milano

Il panorama edilizio milanese sta attraversando una fase di profonda trasformazione normativa, segnata da un delicato equilibrio tra le nuove direttive comunali e le contestazioni degli operatori del settore. Attualmente si contano circa 70 ricorsi presentati dai costruttori presso il tribunale amministrativo contro le recenti delibere di Palazzo Marino. Questi provvedimenti erano stati varati con l’obiettivo di sanare le divergenze interpretative emerse a seguito delle inchieste della procura su ristrutturazioni e nuove edificazioni, cercando di allineare i vecchi permessi alle letture giuridiche più recenti.

Nonostante l’alto numero di contenziosi, una parte significativa del mercato sembra muoversi verso la regolarizzazione. Il Comune ha infatti riferito che sono già oltre 30 i piani attuativi presentati dai costruttori in base alle nuove regole, con diversi accordi già siglati per traghettare le vecchie istruttorie verso i procedimenti ritenuti corretti. La vicesindaca Anna Scavuzzo ha ricostruito il complesso scenario normativo in commissione, evidenziando come per un decennio sia stata applicata una lettura delle norme su Scia e ristrutturazioni che è stata messa in discussione solo a partire dal 2022, portando a sequestri e incertezze legali.

Un punto di svolta fondamentale è arrivato dal Consiglio di Stato nel novembre 2025, con una sentenza che ha definito criteri rigorosi per la “ristrutturazione”, imponendo la conservazione del volume fisico e della superficie lorda, oltre a una necessaria continuità temporale tra demolizione e ricostruzione. Le delibere comunali offrono ora una via d’uscita per i cantieri già autorizzati, permettendo di ricalcolare oneri e volumetrie secondo i nuovi standard.

Anche per gli edifici già ultimati basati sulle vecchie interpretazioni esiste una speranza: l’avvocatura comunale ha chiarito che, sebbene non esistano ancora sentenze di abusivismo, il rischio di confisca può essere evitato attraverso l’adempimento tardivo degli obblighi, una possibilità confermata anche dalla Corte Costituzionale.

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