Dopo quasi quattro anni di pressione mediatica e giudiziaria, la posizione di Vittorio Sgarbi ne esce completamente ribaltata. Se da un lato la magistratura ha sancito l’assoluta innocenza del critico d’arte in merito alle accuse di riciclaggio di beni culturali — stabilendo che “il fatto non sussiste” — dall’altro emergono dettagli inquietanti su come siano state raccolte le informazioni utilizzate per colpirlo pubblicamente. L’ex sottosegretario, che a causa di questa vicenda aveva rassegnato le dimissioni, risulta oggi essere stato uno dei bersagli principali di un sistema di spionaggio abusivo.
Il nome del critico nelle liste di Striano
Le nuove carte dell’inchiesta capitolina, gestita dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e dal pm Giulia Guccione, gettano luce su una rete di accessi non autorizzati alle banche dati istituzionali. Secondo un recente rapporto del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, datato ottobre 2025, Vittorio Sgarbi figura al numero 153 di un elenco che comprende 166 personalità monitorate illecitamente.
Il finanziere Pasquale Striano avrebbe consultato segnalazioni di operazioni sospette (Sos) riguardanti il critico d’arte senza alcuna autorizzazione, alimentando un dossieraggio che ha coinvolto anche altri esponenti del centrodestra. Per queste intrusioni, Striano rischia ora il rinvio a giudizio insieme ad altre 22 persone, tra cui figurano giornalisti e l’ex magistrato Antonio Laudati.
Un fango mediatico basato su accessi abusivi
Sebbene si stia ancora lavorando per dimostrare il nesso diretto tra i documenti sottratti illegalmente dall’Antimafia e le campagne giornalistiche che portarono Sgarbi alle dimissioni, i nuovi accertamenti confermano che il critico è stato vittima di un “verminaio” di spioni. Le indagini tecniche hanno individuato con precisione i momenti in cui i dati anagrafici e finanziari di Sgarbi sono stati interrogati nel sistema Siva, in palese violazione del segreto d’ufficio.
La difesa valuta la costituzione di parte civile
La sentenza di assoluzione piena ha restituito dignità alla figura di Sgarbi, che in passato aveva descritto il periodo delle accuse come un assalto mirato al suo annientamento professionale e personale. Adesso che lo status di “vittima di dossieraggio” è stato messo nero su bianco dagli inquirenti romani, la strategia legale cambia. Gli avvocati del critico hanno già annunciato che valuteranno la costituzione di parte civile nell’eventuale processo contro Striano e i suoi complici, per chiedere il conto dei danni subiti in questi anni di fango.
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