Non si è fatta attendere la risposta giudiziaria dopo il sabato di caos che ha infiammato la zona Corvetto a Milano. Mentre la città si prepara alla vetrina a cinque cerchi, il bilancio della guerriglia urbana contro le Olimpiadi Milano-Cortina finisce sul tavolo della Procura. Un fascicolo aperto, sei indagati e una serie di accuse che vanno dalla manifestazione non autorizzata alla resistenza a pubblico ufficiale, passando per il travisamento.
Il copione è quello già visto: il dissenso che abbandona il confronto per trasformarsi in scontro frontale con le forze dell’ordine.
L’identikit dei fermati: tra trasferte e centri sociali
Gli indagati, identificati dalla Digos, compongono un quadro che sembra confermare la presenza di professionisti del disordine. Tra i sei figurano cinque giovani e una donna di 52 anni. Spicca, non senza una scia di polemiche, la presenza di un soggetto arrivato direttamente da Torino e legato al centro sociale Askatasuna, a dimostrazione che il “turismo della protesta” non conosce sosta quando c’è da alzare la tensione a Milano.
Caccia ai responsabili: i video inchiodano il corteo
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, sono tutt’altro che concluse. La polizia sta setacciando ogni singolo frame delle telecamere di sorveglianza e i numerosi filmati circolati in rete. L’obiettivo è chiaro: dare un volto a chi, protetto dall’anonimato del gruppo, ha bersagliato gli agenti con un fitto lancio di pietre, bottiglie e petardi
Mentre gli organizzatori provano a minimizzare, parlando di “risposta alla repressione”, i video raccontano un’altra storia: quella di un pomeriggio di ordinaria follia ideologica che ha preso in ostaggio un intero quartiere in nome di una battaglia contro i Giochi.
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