Confimprese, che rappresenta 500 marchi commerciali, ha deciso di portare una decina di imprese in carcere a Bollate, per cercare nuovi potenziali dipendenti. Ad accogliere i rappresentanti di nomi come Eataly, L’Erbolario, Nau! e La Piadineria c’era il direttore Giorgio Leggieri che ha invitato a guardare al carcere “non come un fardello ma come una potenzialità”.
A Bollate ci sono 1.648 detenuti dei quali circa 200 donne. Di questi, 208 possono uscire per lavorare con l’articolo 21 e 46 da semiliberi. Poi c’è chi è impegnato all’interno della casa circondariale dove sono attive 7 cooperative e due srl e una spa che impiegato 175 detenuti e detenute. L’idea alla base dell’incontro di Confimprese è quello di offrire soprattutto occasioni di lavoro all’esterno durante la giornata per poi rientrare la sera in cella. “L’inserimento lavorativo dei detenuti in articolo 21 non è solo una scelta etica, ma una soluzione organizzativa sostenibile: contratti regolari, formazione, accompagnamento e un impatto positivo anche in termini di riduzione della recidiva” ha affermato il presidente dell’associazione di imprese Mario Resca.
“Il carcere produce rabbia e lamentazione perché fa cosa innaturale, rinchiude. Ma se uno mette sofferenza e rabbia e la trasforma in energia produttiva può essere uno che spacca”, ha commentato Roberto Bezzi, responsabile formazione della casa di reclusione di Bollate.
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