A ridosso dell’apertura dei Giochi invernali Milano-Cortina 2026, il clima che si respira nei territori coinvolti è ancora di incertezza. Sebbene la tabella di marcia ufficiale provi a trasmettere ottimismo, la realtà percepita da chi vive la montagna racconta una storia diversa, fatta di corse contro il tempo e criticità irrisolte.
La vetrina di cortina e il sacrificio del territorio
Lungo Corso Italia a Cortina, all’ombra della Basilica, il countdown segna l’avvicinarsi del 6 febbraio. In superficie, la città si rifà il look: nuove boutique di lusso aprono i battenti sperando nell’afflusso di visitatori da tutto il mondo. Tuttavia, dietro le quinte del lusso, il Bellunese ha vissuto festività natalizie segnate dal rumore dei macchinari.
In un periodo che avrebbe dovuto garantire respiro alle comunità locali e ai turisti, i lavori lungo gli assi viari strategici non si sono mai fermati. Residenti, pendolari e titolari di attività economiche si trovano costretti a una convivenza forzata con cantieri permanenti, rallentamenti e chiusure che mettono a dura prova la pazienza e l’economia locale.
Una gestione frammentata tra ritardi e varianti
Il problema dei ritardi non è un’emergenza dell’ultima ora, ma il risultato di una gestione che diverse inchieste nazionali hanno definito frammentata. La governance dell’evento vede intrecciarsi commissari straordinari, enti locali e imprese private in una catena decisionale lunga e spesso opaca. Quando i cronoprogrammi saltano, diventa quasi impossibile individuare responsabilità precise, mentre la comunicazione istituzionale continua a filtrare la realtà attraverso concetti rassicuranti di “avanzamento” e “accelerazione”.
Secondo i monitoraggi civici di Open Olympics 2026 e le recenti inchieste di testate come La Repubblica, Sky TG24 e Report, la fotografia a gennaio 2026 è complessa: a fronte di opere consegnate, come il Villaggio Olimpico di Milano, restano nodi cruciali come l’arena hockey di Santa Giulia e numerosi collegamenti stradali montani destinati alla mobilità olimpica che risultano ancora lontani dal traguardo.
L’esplosione dei costi: oltre i 10 miliardi di euro
Uno dei punti più critici riguarda la sostenibilità economica. Le stime iniziali sono state ampiamente superate, con un investimento pubblico complessivo che ha travolto la soglia dei 10 miliardi di euro. Questo aumento esponenziale è dovuto a un mix di fattori: l’impennata dei prezzi delle materie prime, le varianti progettuali in corso d’opera e il ricorso a procedure straordinarie per comprimere i tempi.
Particolarmente pesanti sono i sovraccosti nel settore infrastrutturale, dove varianti e bypass in aree montane hanno visto lievitare i budget iniziali di centinaia di milioni di euro. Questa dinamica alimenta un interrogativo lecito: quale sarà l’eredità reale per il territorio una volta spenti i riflettori? Il rischio è quello di ritrovarsi con infrastrutture realizzate in emergenza e pagate a caro prezzo per anni.
La sfida paralimpica e l’accessibilità
Con l’arrivo delle delegazioni del Comitato Olimpico e Paralimpico Internazionale, i nodi verranno definitivamente al pettine. Giuseppe Fasiol, commissario straordinario per le Paralimpiadi, ha posto l’accento sul fattore tempo: le opere devono essere completate e collaudate entro il 6 febbraio. Intervenire nel breve mese che separa l’apertura delle Olimpiadi da quella delle Paralimpiadi (6 marzo) sarebbe tecnicamente impossibile. Restano dubbi su opere specifiche come la cabinovia Apollonio-Socrepes, per la quale si sta già predisponendo un piano alternativo con navette per garantire il trasporto degli atleti verso le piste.
L’ombra delle condizioni di lavoro
Mentre il dibattito pubblico si concentra su scadenze e budget, la cronaca riporta un fatto tragico: a Cortina, un vigilante è morto, sembrerebbe di freddo, all’interno di un cantiere olimpico. La famiglia, a cui l’uomo aveva espresso preoccupazioni per le difficili condizioni lavorative, ha sporto denuncia. Le autorità hanno disposto l’autopsia per accertare le responsabilità di un decesso che proietta un’ombra cupa sulla corsa contro il tempo per il completamento delle opere.
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