LEONCAVALLO, le dichiarazioni paradossali di Sala: “Vogliamo favorire dialogo con proprietà vecchia sede”

Milano

Sala non ha pudore né rispetto nei confronti dei milanesi perbene, delle “famiglie sospese”, della legalità, della giustizia, dei diritti di uguaglianza in una comunità, facendo prevalere visioni partigiane di opportunismo e ingiustificato privilegio. Le sue parole nei confronti del Leoncavallo, ricevuto con tutti gli onori a Palazzo Marino, suonano stonatissime e assurdamente preferenziali, dando seguito a una prassi iniziata da Pisapia. L’esempio di un paradosso che tace la violenza, l’illegittimità e la conduzione illegale dello stesso Leoncavallo.

“Ieri (lunedì ndr) ho ricevuto una delegazione del Leoncavallo. Ho apprezzato che abbiano deciso di partecipare al bando del Comune sull’area di San Dionigi. Abbiamo ricevuto la manifestazione d’interesse delle ‘Mamme del Leoncavallo’ e di altri tre proponenti, ora ci sarà una commissione che esaminerà queste proposte”: lo ha affermato il Sindaco  Sala tornando sulla vicenda della sede per lo storico centro sociale dopo lo sgombero di quest’estate dallo stabile di via Watteau.

Ma non solo un bando ad hoc, perché Sala ha continuato “Loro mi hanno ribadito e io sono d’accordo, che vogliono però continuare a seguire via Watteau. Come Comune stiamo cercando di intervenire per favorire il dialogo tra le parti. Il Comune non intende fare deflagrare i conflitti, ma semmai cercare di provare a risolverli ed è questo il senso”, ha proseguito. “E’ evidente che io spero che la famiglia Cabassi consideri questo interesse” e ” auspico che si possa trasformare un bene di proprietà privata in uno spazio pubblico in cui, in assoluta sicurezza, possano riprendere quelle attività di protagonismo sociale, politico e artistiche che hanno caratterizzato il Leoncavallo, che, l’ho detto tante volte, è stato un valore per la città”.

Un valore? Un valore i violenti che per anni hanno gridato nelle piazze portando spesso avanti le filosofie antistato degli antagonisti già BR.

Un mondo capovolto: ma come può pensare che Cabassi, dopo aver sopportato un’occupazione abusiva, aver digerito obtorto collo un mancato guadagno e constatato il degrado frutto dell’occupazione, dopo aver avuto finalmente giustizia con lo sgombero, possa anche solo accedere a un dialogo sul rientro?

Follia pura.

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