Caterina, invalida, prigioniera in casa al quarto piano: l’ascensore rotto ferma la vita

Milano

Al quarto piano di una casa popolare in Alzaia Naviglio Pavese, la vitalità tipica di Milano si ferma davanti a una porta sbarrata dal disservizio. Come racconta il Corriere, Caterina Donato, 55 anni e invalida al 100 per cento, vive da due mesi e mezzo in una condizione di isolamento forzato a causa del guasto persistente dell’ascensore. La donna è affetta dalla sindrome di Ehlers-Danlos, una patologia rara che rende per lei le scale una barriera insormontabile e le impedisce persino l’uso di una carrozzina manuale a causa dei forti dolori alle spalle. La sua unica autonomia è legata a una sedia a rotelle domotica che, essendo ingombrante, necessita tassativamente di un impianto di risalita funzionante.

L’edificio, di proprietà del Comune di Milano e gestito da MM, è diventato il simbolo di un corto circuito burocratico tra manutenzione ordinaria e straordinaria. Nonostante i numerosi interventi tecnici, le riparazioni si rivelano puntualmente effimere, con l’impianto che torna a bloccarsi dopo poche ore o, nel migliore dei casi, un solo giorno di attività. Questa situazione ha spinto Caterina a inviare decine di segnalazioni e a chiedere l’intervento del presidente del Municipio 5, Natale Carapellese, il quale però non è riuscito a ottenere una soluzione definitiva dalle autorità competenti.

Le conseguenze di questo guasto vanno ben oltre il semplice disagio logistico, arrivando a colpire il diritto alla salute. Caterina ha già perso diverse visite mediche essenziali, tra cui quella necessaria per l’assegnazione di una nuova carrozzina domotica specifica per le sue necessità. Senza quel controllo clinico, lo strumento che le garantirebbe una minima indipendenza rimane bloccato dal sistema sanitario, esattamente come lei è bloccata nel suo appartamento.

L’ultimo tentativo di uscire di casa risale a due mesi fa, quando Caterina ha approfittato di una breve riparazione per andare al bancomat con l’aiuto di un’amica. Al suo ritorno, l’ascensore era già fuori uso, costringendola a richiedere l’intervento d’urgenza dei vigili del fuoco e della Croce Rossa per essere trasportata a braccia fino al quarto piano. Quello che dovrebbe essere un servizio essenziale è diventato ormai un miraggio, trasformando un’abitazione comunale in un luogo di confino dove, come denuncia la stessa Caterina, la sensazione non è più quella di vivere, ma solo di respirare in attesa di un intervento strutturale che non può più essere rimandato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.