Accessibilità centro Milano: allarme CNDDU, quasi l’80% degli scivoli non è a norma.

Milano

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani prende atto con crescente preoccupazione dei dati recentemente emersi sulla sicurezza degli scivoli pedonali nel centro di Milano. Solo il 28% delle rampe misurate in zona Duomo e Missori risulta conforme all’inclinazione massima prevista dal decreto ministeriale 236 del 1989.

Una realtà che non può essere interpretata come semplice disattenzione tecnica: si tratta di una manifesta violazione del diritto alla mobilità e, più in generale, di una discontinuità tra i principi di cittadinanza inclusiva sanciti dalla normativa e la concreta possibilità di vivere la città. Milano, città simbolo di modernità e di innovazione, si presenta così come un laboratorio contraddittorio: mentre da un lato promuove un’immagine di accessibilità e apertura, dall’altro lascia che le persone con disabilità si confrontino quotidianamente con barriere fisiche che ne limitano autonomia e sicurezza.

Le rampe troppo ripide, spesso invisibili agli occhi dei più, diventano simbolo di una disattenzione più profonda: quella verso la dignità di chi non può essere “adattato” a spazi progettati senza inclusione. Ogni scivolo fuori norma non è una semplice infrazione tecnica, ma un gesto di esclusione che la società perpetua con leggerezza. Il tema dell’accessibilità urbana si intreccia inevitabilmente con la dimensione educativa e civica.

Le scuole, come spazi di formazione non solo intellettuale ma anche etica, hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere ai giovani la consapevolezza che i diritti non sono astratti, ma concreti e quotidiani. Comprendere come e perché le barriere architettoniche limitino la libertà di movimento significa sviluppare negli studenti sensibilità verso l’altro, capacità di empatia e responsabilità civica. Significa far comprendere che la costruzione di una città sicura e inclusiva non è un optional: è un dovere morale e sociale. In questa prospettiva, il problema degli scivoli non riguarda soltanto chi si muove in carrozzina, ma tutta la comunità: un marciapiede inaccessibile testimonia una cultura della trascuratezza, che educa all’indifferenza e normalizza l’esclusione. La città diventa allora uno specchio delle scelte collettive, e la scuola il luogo dove queste scelte possono essere osservate, comprese e, soprattutto, criticate.

È qui che va coltivata la capacità di leggere le disuguaglianze materiali come questioni di diritti umani, insegnando a giovani cittadini e cittadine che l’accessibilità non è un favore, ma un principio non negoziabile. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama le istituzioni a misurare l’accessibilità non come semplice adempimento normativo, ma come parametro fondamentale della civiltà di una città. Allo stesso tempo, invita la comunità scolastica a riflettere sul proprio ruolo: educare alla cittadinanza significa anche educare alla responsabilità di osservare, denunciare e trasformare le barriere – visibili e invisibili – in opportunità di inclusione. Solo così la mobilità sicura e la piena partecipazione alla vita urbana potranno essere percepite come valori condivisi, radicati nella cultura collettiva e non relegati a slogan di facciata.

prof. Romano Pesavento presidente CNDDU

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