E se Cristoforo Colombo non fosse stato il primo a mettere piede sulla nuova terra ma qualcuno prima di lui l’avesse fatto ? Se analizziamo la storia e i reperti portati alla luce, scopriamo che il gruppo di chi si contende il primato è molto vasto. Sappiamo, per esempio, le Americhe furono colonizzate da popolazioni asiatiche, attraverso lo Stretto di Bering, che vi si stabilirono e si insediarono negli immensi territori migliaia di anni prima di Cristo circa nell’8000 a.c. popolando quelle distese. Sulla base di alcune stele ritrovate sul suolo brasiliano, sembra che durante il VI secolo a.C. i Fenici avrebbero potuto arrivare in America attraversando l’Atlantico.
Lo testimonierebbero anche alcune monete fenicie con incise le Americhe.
Da parte vichinga, Bjarni Herjólfsson partì dall’Islanda nel 985 d.c. per raggiungere la Groenlandia dove suo padre già si era stabilito. In seguito è documentato che il vichingo Leif Erikson, figlio di Erik il Rosso, già convertito al Cristianesimo, approdò di nuovo in Groenladia, Terranova, odierno Canada, dopo che suo bisnonno Naddoddr, l’aveva già colonizzata 150 anni prima nell’800 d.c. che la chiamò Vinland, per l’abbondanza di vigne (allora la Groenlandia era una terra verde e fertile). Il ritrovamento di tombe vichinghe in loco è la prova di queste imprese, 500 anni prima delle vicende di Colombo.
Ma la storia della scoperta dell’America è fatta anche di dettagli e piccoli particolari.
Come le patate dolci in Polinesia. Ebbene sì, sono state ritrovate tracce di questo tubero in Polinesia, risalenti al 700 a.c. dovute verosimilmente a contatti con l’America Latina dei Polinesiani per via marittima. Lo confermerebbe anche il nome simile dato alla patata americana stessa. Oppure ritrovamenti di teschi in Cile e in Brasile con caratteristiche simili alla morfolgia dei Polinesiani e, viceversa, degli Amerindi negli abitanti dell’Isola di Pasqua datati circa attorno al 1400. Contatti tra le popolazioni della California del Sud e le Hawaii tra il 400 e l’800 d.c. sono stati ipotizzati in base alle somiglianze delle canoe usate per la navigazione in alto mare di entrambe le popolazioni.
E nelle mummie peruviane che si credevano solo essiccate all’aria nelle caverne, è stata ritrovata una particolare resina presente solo nelle tumulazioni dell’Oceania, cosa che confermerebbe contatti tra le due popolazioni risalenti circa al 1200.
Questi sono solo alcune delle prove disparate che attestano che la corsa alle Americhe è stata molto affollata e molte altre ne rimangono. (Fine parte 1)
Eleonora Prina
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