Il commento di Luciano: 36a giornata di serie A

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Un campionato a senso unico ma a 5 corsie sta per giungere all’epilogo, senza aver ancora smesso di procurare scossoni e certezze smentite partita dopo partita. Questa giornata si annunciava per l’ennesima volta cruciale sulla strada dello scudetto, con l’Inter che aveva un solo risultato a disposizione al cospetto di un Empoli in precedenza spesso invadente, in quel di S.Siro.  Il Milan che a Verona deve scacciare i fantasmi di due infausti precedenti, a sua volta pressato da un solo risultato utile per non essere raggiunto. Come vedremo, questo campionato insiste nella sua meravigliosa suspence col duello tra due concittadine, che alla fine, parliamoci chiaro, saranno entrambe meritevoli perché se sono lì, testa a testa con sgommate e rincorse da “fast & furious”, non è per caso. Sarà presumibilmente un finale da fotofinish e, comunque finisca, resta l’augurio che Milano possa restare anche in futuro a questi livelli.
Il venerdì santo era passato da un pezzo, ma l’Inter l’ha riesumato, trasformandolo in quella sua versione che pare non aver mai abbandonato. E’ stato infatti un venerdì “pazzo”, un altro match al cardiopalma non solo in campo ma anche per i 70mila che hanno riempito il Meazza, manco fosse una finalissima per il titolo intercontinentale. E che dire… dopo soli 5 minuti, sembrava già echeggiare il canto lugubre ma festoso dei gufi : proprio lui, Pinamonti, dava il là senza esultare all’entusiasmo probabilmente più acuto sulla sponda rossonera che su quella empolese. Non bastava, una manciata di minuti più tardi ecco l’altro brivido, stavolta solo temporaneo ma di pessimo presagio, del raddoppio degli ospiti, annullato per fuorigioco. Ci riprovano poco dopo, e stavolta l’incubo si materializza a pochi giorni da quel dannato 5 maggio interista: Asllani sigla lo 0-2 dopo meno di mezz’ora! Nerazzurri che si guardano in faccia impietriti. Ci si mette anche un rigore prima concesso e poi revocato, per cascata quasi “olimpionica” di Barella. Ma in quello scambio di occhiatacce tra gli uomini di Inzaghi dev’essere transitato un impulso corale elettrizzante: non è possibile tutto questo! E da quel momento, la squadra cambia marcia, ruggisce, sputa sudore ed energie senza più badare ad altro, spingendo ed aspettando che accada qualcosa che fino ad allora non era accaduto (parafrasando espressioni di sponda opposta del Naviglio). Ed ecco che accade, la ruota gira e si mette sulla corsia nerazzurra. Un cross di Di Marco incoccia al 40′ nella disperata deviazione di Romagnoli e finisce in porta, la partita riprende vita. L’Inter non smette di correre, affonda ancora il piede sull’acceleratore e nel giro di 4 minuti, allo scoccare del 45′, riacciuffa l’Empoli con Lautaro, che scaraventa in rete di prima intenzione facendo esplodere la bolgia del Meazza.
La ripresa vede un copione del tutto simile al finale del primo tempo, con l’Inter che bombarda l’Empoli da ogni direzione ed il portiere Silvestri che si arrampica a ripetizione sugli specchi per parare quello che può, ma al 64′ non può che alzare bandiera bianca sulla nuova stoccata di Lautaro, un altro calcione al volo e la rimonta è compiuta, 3-2. I minuti che seguono raccontano quasi una partita al flipper più che un incontro di calcio: pallone che schizza impazzito da un giocatore all’altro, Empoli che ribatte orgogliosamente una sequenza di bordate da lontano e da vicino, la partita sembra ormai aver preso una strada definita e la conferma arriva al 92′ con Dzeko, che su azione personale centra il palo alla destra di Silvestri, mancando la quaterna che però tarda di soli due minuti. Sempre lui, Dzeko, arriva a crossare quasi dal fondo un pallone che cattura Sanchez, quello che poco prima si era a sua volta divorato il 4-2. E stavolta non se lo mangia, lo regala alla squadra, ai tifosi e sicuramente anche all’esercito deluso di chi, per almeno mezz’ora, aveva sentito passare sotto le narici quel profumo penetrante di festa tricolore. Ma quel profumo non si è voluto fermare, involandosi ancora una volta come un palloncino che sfugge alle mani di un bimbo. E’ fermo lassù, con appese altre due partite, perché anche il Milan risponde alla chiamata e dribbla la fatal Verona. Chi salterà più in alto se lo porterà a casa, ma una bandiera scudettata sventolerà comunque sotto la Madonnina.
A breve distanza da questa infinita serata di emozioni, un’altra incredibile battaglia si svolge sotto le colline liguri, a Genova. La Juventus cerca la vittoria per rafforzare la possibilità del terzo posto, il Genoa ha vitale necessità di punti per evitare l’abisso della retrocessione dietro l’angolo. Un Genoa orgoglioso e battagliero, che pur soffrendo la ovvia maggior qualità dei bianconeri, tiene botta per tutto il primo tempo e deve arrendersi soltanto nei primi minuti della ripresa quando Dybala, forse l’unico giocatore rimasto alla Juventus in grado di estrarre il classico coniglio dal cilindro, trova inopinatamente da par suo un destro che si infila sulla sinistra di Sirigu. E ancora lui, la scarpa brillante della Juventus, al 65′ si inventa un sinistro che centra il pieno il palo alla destra del portiere genoano, 2-0 mancato di un soffio come altre due successive occasioni sprecate da Kean e Vlahovic, prima del minuto 87. Quello è l’istante che cambia la storia della partita: gran palla di Amiri per il numero 11 Gudmudsson, che sorprende De Sciglio e infila Szczesny. Ma decisivo nel ribaltone finale diventa Criscito al 96′, proprio lui che una settimana fa, sotto quella gradinata, in quella porta, aveva clamorosamente sbagliato il rigore nel derby con la Samp. E questa volta non lo sbaglia, accendendo la polveriera di Marassi con il 2-1, la rivincita di Mimmo che punisce una Juventus sprecona, incapace di gestire il vantaggio di Dybala e tradita dagli errori di Kean e De Sciglio. Il Genoa di Blessin ci crede e spera, la Juventus di Allegri perde, non gioca bene e affonda. Non un gran modo di avvicinarsi alla finale di Coppa Italia.
Il sabato offre altri 3 anticipi: Torino-Napoli, Udinese-Sassuolo e Lazio-Sampdoria.
Il Torino cede alla fine il passo alle voglie del Napoli, intenzionato a difendere il terzo posto sfruttando il nuovo passo falso dei bianconeri di Allegri. La formazione di Luciano Spalletti, dopo un periodo nerissimo con 1 punto in tre partite, che di fatto ha estromesso gli azzurri dalla lotta-scudetto, batte il Torino e infila la seconda vittoria consecutiva. I partenopei espugnano lo stadio piemontese grazie alla rete di Fabian Ruiz, e in virtù del risultato della Juventus in quel di Genova sigillano la terza piazza alle spalle delle due milanesi. Per quanto riguarda il Torino, invece, tredicesima sconfitta in campionato: la banda di Juric rimane al decimo posto, condiviso col Sassuolo che pareggia a Udine.
Sassuolo e Udinese si dividono la posta in palio. Al Mapei Stadium, senza preoccupazioni di classifica, gara ricca di capovolgimenti e occasioni da gol. Apre subito, al 6′, Scamacca su incursione mancina di Raspadori. Nella ripresa, il subentrato Nuytinck trova l’acuto in mischia al minuto 77. Neroverdi che pongono fine all’emorragia di tre sconfitte consecutive agganciando il Torino a 47 punti. Friulani a quota 44.
Ultimo anticipo, Lazio-Sampdoria che termina con il punteggio di 2-0 per i biancocelesti di Sarri.
Una Samp che se la gioca discretamente nella prima frazione, anche se è la Lazio a rendersi pericolosa all’avvio con Luis Alberto, che da calcio d’angolo cerca direttamente la porta e trova Audero ma anche la traversa. Il vantaggio laziale arriva al 40′ grazie ad una precisa incornata di Patric, su pennellata di Luis Alberto da calcio piazzato. Al riposo sul vantaggio acquisito, la Lazio si ripresenta in campo con piglio ancora più sicuro, macina gioco e non ne lascia più alla Samp che al 58′ è costretta ad alzare bandiera bianca. Fa tutto o quasi Luis Alberto, in serata di grazia, che riceve palla in mezzo all’area da Lazzari e si esibisce in dribbling di suola su Audero, depositando a porta vuota con calma olimpica. Gol da manuale, partita praticamente chiusa perché le repliche doriane si esauriscono su un palo di Quagliarella all’89’, che entra in scivolata su un assist di Bereszynski. Lazio che sigilla (quasi) il quinto posto, in attesa di capire chi, tra Fiorentina e Roma in campo lunedì, potrà ancora insidiarle la posizione.
Domenica che inizia con un launch-match alle 12,30 tra Spezia e Atalanta, con i nerazzurri di Gasperini a caccia di punti per tentare il reinserimento in zona Europa L. Compito non facile per Zapata e &, per salvare un campionato che sarebbe il primo, dopo anni di maggior fulgore, a vedere le competizioni europee orfane dei bergamaschi.
Quindi serviva un segnale forte, e un segnale forte è arrivato con un sonoro 3-1. L’Atalanta di Gasperini non sbaglia e scippa 3 punti preziosissimi allo Spezia, continuando ancora ad ambire ad un posto in Europa per la prossima stagione. Partono bene i nerazzurri, che prendono subito in mano il controllo della partita. L’avvolgente manovra offensiva da i suoi frutti al 16′ quando Muriel, con un’ottima combinazione al limite dell’area con Malinovskyi, manda in tilt la difesa dello Spezia e batte Provedel. Reazione bianconera che arriva a sorpresa alla mezz’ora: Verde gioca benissimo sulla metà campo, e imbeccato da un perfetto lancio di Maggiore punta la porta, salta Musso e firma il pareggio. Nella ripresa l’Atalanta entra a muso duro e si conferma, in trasferta, ancora una super squadra: il gol su palla inattiva di Djimsiti poco dopo il 70′ apre definitivamente gli argini della partita, chiusa nel finale da un colpo da biliardo di Pasalic, perfettamente innescato ancora da Muriel. Tre punti d’oro per i bergamaschi, che rispondono alla Lazio e, in attesa di Fiorentina-Roma, possono ancora ambire legittimamente all’Europa. Per lo Spezia invece, alla quarta sconfitta consecutiva, ci sarà ancora da soffrire…
Finisce 1-1 la sfida salvezza tra Salernitana Cagliari. Succede di tutto in un Arechi bollente: Verdi porta in vantaggio i padroni di casa al 68′ grazie a un rigore concesso per un fallo di Lovato su Kastanos. Nel recupero il VAR toglie un penalty ai Cagliari, inizialmente concesso da Di Bello per un contatto tra Sepe e Baselli. Per i sardi sembra finita, ma al 99′ su corner di Baselli ci pensa Altare di testa a segnare un gol pesantissimo che tiene aperta la lotta salvezza. A due giornate dal termine la classifica dice: Salernitana 30; Cagliari 29; Genoa 28; Venezia 25.

Il Venezia rimanda, almeno di qualche ora, la retrocessione in B. I lagunari sbloccano la sfida col Bologna grazie a un perfetto rilancio di Maenpaa che libera davanti al portiere Henry. Al quarto d’ora Haps viene steso in area da Skorupski e Marinelli indica il dischetto. Kiyine si fa parare il tiro dagli 11 metri ma è fortunato a ribattere in rete sulla respinta centrale. I rossoblu reagiscono e riaprono la sfida in pieno recupero con il subentrato Orsolini.  I rossoblu sembrano averne di più e i gol di Arnautovic e Schouten portano avanti gli ospiti a metà ripresa. Nel finale Aramu trova l’episodio giusto in area e dal dischetto fa 3-3. L’assalto finale premia la squadra di Soncin che esulta al 93′ con Johnsen per il finale di 4-3.

Gol di Tonali su passaggio di Leao
E chiudiamo con l’ultima attesissima partita della serata domenicale. Verona, questa volta, non è fatale. Anzi, è dolcissima. Al Bentegodi il Milan va sotto, trema, rischia di veder l’Inter rimanere sola in vetta e poi opera la rimonta vincente. Finisce 3-1 per i rossoneri, ed è un successo che ha soprattutto un cognome: quello di Tonali, 22 anni proprio oggi, autore della doppietta che squarcia in due la partita. Perché a passare in vantaggio per primo è l’Hellas, con Faraoni, servito alla perfezione da Lazovic. Un ex interista, ironia della sorte. Ma a cavallo dei due tempi il sorpasso milanista è già completato: Leão inventa, Tonali (che aveva segnato prima, ma in fuorigioco) conclude da attaccante e ogni paura se ne va. Nel finale, quindi, è Florenzi a chiudere definitivamente i conti un paio di minuti dopo il proprio ingresso in campo. A due giornate dalla fine, il Milan si riprende ancora una volta il primo posto, e torna ad avere il destino nelle proprie mani, ma da maneggiare con le pinze senza il minimo errore: quattro punti su sei e, indipendentemente dai risultati dei cugini, il tricolore finirà nella Milano rossonera. Se invece i punti saranno tre su sei, il tricolore rimarrà sulle maglie nerazzurre.
Lunedì si chiude la 36 giornata con la sfida tra Fiorentina e Roma alle 20,45, e arrivederci quindi al penultimo appuntamento con 4 anticipi per sabato 14 Maggio: Empoli-Salernitana alle 15, Verona-Torino e Udinese-Spezia alle 18, Roma-Venezia alle 20,45.
Buona settimana ai lettori.

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