Parla il comandante del Battaglione Azov: “Perché non siamo nazisti”

Esteri

Quarta Repubblica intervista Michail Pirog, comandante del 4° Battaglione Azov: “A Mariupol vinceremo”

Battaglione Azov. Nazista oppure no? Un simbolo di Resistenza, oppure la “prova” che l’Ucraina andava “denazificata” come sostiene Vladimir Putin? Attorno a questi miliziani armati ruota un grosso pezzo della storia della guerra tra Mosca e Kiev.

Qualcuno ha scritto che col sangue del martirio a Mariupol, l’Azov ha lavato le ombre che circolavano sul suo conto. In Italia, per dire, dal 2014 in avanti sono stati descritti come un gruppo di invasati col vizio di ammirare il Fuhrer. Alcune fotografie li ritraggono sorridenti dietro alle bandiere con le svastiche. Decine di cronache nazionali sui movimenti di estrema destra italiani calcavano la mano ogni qual volta spuntassero legami con i “neonazisti di Azov”. Ma lo sono davvero? “L’ho detto più di una volta – spiega a Quarta Repubblica Michail Pirog, comandante del battaglione – nessuno va in India per abbattere i simboli sui loro templi. Hanno moltissimi secoli e sono pieni di svastiche orientate sia a destra che a sinistra. Ma significano altre cose. Il fatto è che i russi stanno utilizzando moltissima propaganda: insistono nel dire che tutta l’Ucraina è nazista, che il governo di Zelensky è fascista”.

L’errore starebbe tutto qui: nel confondere il “nazionalismo” col “nazismo“. “Non possiamo dire ai polacchi che sono nazisti solo perché amano la Polonia – insiste Pirog – Non possiamo accusare di nazismo gli italiani che amano la loro Italia. Lo stesso per qualunque popolo che ama la propria terra ed è pronto a difendere la propria casa. Sano e normale nazionalismo significa rispettare il proprio popolo e la propria Nazione, ma coesistendo con altri popoli ed altre Nazioni”.

Secondo Pirog il vero “nazismo” sarebbe tutto nell’aggressione di Putin all’Ucraina. “È stato coniato un termine nuovo: ‘ruscismo‘, una sorta di fascismo mostrato dalle truppe e dalla leadership russa”. Ecco perché combattere resta l’unica alternativa. Anche a Mariupol, dove la situazione è “molto complessa”. “Nelle ultime due settimane non c’è stata quasi la possibilità di un collegamento telefonico. Ma nessuno intende arrendersi. Quelli sono ragazzi che non sono fatti così. Tutti i nostri difensori sono degli eroi e combatteranno fino alla vittoria”.

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