A giudizio la pecca della pacca

Politica RomaPost

La natica soda e tanto desiderata con un movimento sbarazzino ha colpito ancora. La testimonianza delle videate moviolate, con assistenza del Var, non lascia dubbio alcuno. È stato proprio il 48enne fiorentino Consoli, durante la diretta di Toscana TV del 27 novembre u. s. all’esterno dell’ormai noto stadio empolese Castellani, dopo la sorprendente sconfitta fiorentina, novembre, in seconda battuta rispetto alla pecca della pacca, a sopraggiungere nell’area piccola delle terga più desiderate della calciosfera, passandovi dappresso. La spallata, in area di rigore, può, ma anche no, celare il fallo di manata, o per celia, entrambi. Poiché l’espressione della cronista stupefatta ha indotto a pensare che sia stata colta in fallo, non si è posto tempo in mezzo, e spazio fra spalla e spalla, anche se in fallo; ed è scattato subito un primo cartellino, di Daspo di anni 2 anni, anche se la spalla era una e non desnuda. E più gravemente si è ipotizzato il tatto non di mano ma di membro, per il quale reato incombe trascritta l’accusa di violenza sessuale, non una ma bina. C’è chi ha ululato al branco ed all’aggressione di gruppo, con l’aggravante della premeditazione, poiché l’assalto al turrito posteriore, in un caso certo in un altro forse, sarebbe avvenuto per ondate successive.

Il caso Consoli trova suo fondamento in quello del 48enne marchesciano Serrani, detto, dal suo locale, il Ranocchiaro, la cui clip è divenuta caso di studio, analizzata a vagonate, rallentata, sugli schermi di un mondo e dell’altro. Il gesto è sicuramente plastico, lacoonteo dove la vittima è circondata dalle piovresche strette sulle carni. Il Ranocchiaro, con i tipici tre passi accelerati, preparatori, del salto in lungo, si sputacchiava nel palmo grosso e duro, per calare a schiaffo sulle belle terga della cronista calcistica Greta con tanto vigore da far pensare allo sculaccione, per quanto l’audio non sveli il risuono da tamburo (che assomiglia molto onomatopeicamente al suono del nomen Daspo), forse coperto dall’urlata protesta della malcapitata. L’atto è stato plateale, sorridente, forse a rimedio punitivo simbolico della fiorentina, testé sconfitta; di rapina e di soppiatto del secondo, di cui ragioni e modi restano oscuri. Il Daspo inflitto qui è stato di ben tre anni, analoga l’accusa di violenza sessuale. Come ricorda una legge di Murphy, per quanto esibita o nascosta sia una pacca, la clip riuscirà sempre a scovalla. Sul detto erano intente a piangere e dolersi, in gran tavolata, la compagna Natascia, Silvia, Gessica, Lara e tutte le donne, fan del Ranocchiaro, che giurano aver trovato sotto il rospo un principe simpaticone dello scherzo e delle burle, che sembra fosse impegnato nella pacca per incauta scommessa. In 750 le donne hanno creato un gruppo di sostegno, e di prenotazioni di cene e pranzi, all’accusato che muto non osa profferir verbo difronte ad un nome come Greta, potente simbolo della autorevolezza dei non professionisti, non diplomati, non competenti; e senza nemmeno che un culo valga qualunque uno.

Amareggiato, il conduttore della trasmissione, sospeso dal neodirettore di Toscana Tv, Micheletti ha rivendicato di voler proteggere l’incolumità di tutta Greta e non solo delle terga ma poi ha dovuto offrire la testa al politicamente corretto, per togliere l’emittente e sé stesso dall’imbarazzo. In 120 secondi non avevo nemmeno capito che fosse un palpeggiamento, un atto (che) non riguardava una sola persona ma un’intera categoria del genere umano. È finito totalmente abbandonato da parte del direttore e non solo nella fattispecie della sospensione. Il colpevole sono solo io, il palpeggiatore ormai non c’entra più. Per entrambi vale la prima gran legge, del Menga, chi l’ha in cul, se lo tenga. Al noto talker Cruciani, Micheletti ha riferito tutto il suo intervento in diretta con Greta, nel quale i palpeggiatori potrebbero anche essere presi a ceffoni, opportunamente perché non avendoglieli dati da piccoli li hanno fatti crescere storti. Si sono sentite però solo le frasi come non te la prendere, si cresce anche così, che svelavano l’intento di rabbonire il clima di strada durante la diretta dallo studio per non far incorrere Greta in danni peggiori con i tifosi intervistati già in piena  scurrilità. I provvedimenti disciplinari, inseriti nel comitato congiunto, il conduttore non se li aspettava.

Fuori un giornalista, allora. Il posto sarà riempito dalla nuova onda inesauribile e montante de le donne nel pallone, l’ex Miss Ferrara Veronica di Teleromagna che si è meritata il Cartellino giallo per l’annuncio di una prossima siliconata, Ludovica di Bergamo Tv, formata ma non informata, le Stefania, Francesca e Denadadi Telenova, Jolanda, Valentina e Agata di Sportitalia, la partenopea Marika di Italia 7; arrivate da tv locali, dai matrimoni, dai reality e dalla pubblicità e giunte in cima allo sport in Mediaset, Rai, Sky, Amazon e Dazon, fra cui storiche la bresciana Luisa, la Melissa, la Giulia, l’Alessia fino alle ferrarine dominatrici Paola e Giorgia, che fecero tremare il pallone sotto il tacco o la Wanda che fece e disfece spogliatoi, mercati e redazioni. Migliaia di Rannocchiari dagli spalti ogni partita si slogano a invocare da lontano alla siciliana Diletta le stesse cure ricevute da Greta. La conduttrice ha risposto non è carino; invece tanta effervescenza è il premio di parrucchieri, chirurghi, truccatori, calzaturieri, trainer che portano alla ribalta la donna prestante, , bombata, pin up, quasi sempre bionda, quasi sempre senza curriculum, senza Linkedin, ma con tante foto instagram e senza patentino da giornalista, neanche pubblicista. Dalle tv ai social sportivi, si sviluppa il target, già della commedia all’italiana, degli sporcaccioni, mescolanza di tifosi porcelli e redattori lubrichi la cui domanda finale è ma le mutande ce l’aveva? Con la Cagnola si attende quando prenderanno giornaliste sportive brutte o sovrappeso.

Proprio su Instagram però il, fondamentale come abbiamo visto, corpo delle giornaliste, tanto violato, nella Giornata contro la Violenza sulle donne, dal caso-Greta si è arricchito di un particolare significante, di inquietante segno psicologico. La Greta che per ogni dove lamenta dolore e persecuzione, (mi scrivono parolacce)mostra sul suo profilo l’immagine di un tenero incontro tra innamorati (ma anche forse tra sconosciuti) dove lui palpa a fondo la natica di lei, quasi a mostrare un’idea fissa femminile erogena persistente leggermente maso. Più pesantemente a Greta, cui al momento si deve l’affondamento di tre maschi bianchi in piena gogna mediatica, è stata rinfacciata una foto di repertorio dove Moggi, proprio il cattivo di Calciopoli, il Trump del calcio italiano, l’arroganza del potere fatta carne, venuto nella redazione sportiva di Toscana Tv, si intratteneva stringendo con nonchalance la mitica natica soda gretesca. È vero che il femminista slogan de il corpo è mio, sottotitola, lo faccio palpare a chi voglio io. Però la distanza siderale tra l’acquiescenza in un caso e la rimostranza nell’altro ha dato, non da dubitare, ma da pensare. Si è sollevato il dubbio che forse il Ranocchiaro, troppo impulsivo, doveva solo chiedere con gentilezza per venire soddisfatto.

Tra fumosità, livido chiaro politicamente corretto, carne prestante sullo schermo ma anche in diretta, agli avvocati è stato suggerito di affidarsi all’esperienza di un notabile dabbene, senatore dal’25, sottosegretario giolittiano, lucchese ed esercitante in Firenze, quel Rosadi che concretizzò nel ’22 la prima legge sulla protezione del paesaggio, voluta da Croce. Che non si dica che con la marcia non ci fossero liberali a giro. Il consiglio del Nostro verte su caso analogo, di un prelato, tale Don Sculacciabuchi di San Rocco, zona di Signa, che aveva anch’egli trastullato la mano su terga altrui. Si trattava di culo maschile, è vero ma oggi che l’eguaglianza del lato b dei gender è ormai dato fondante delle pari opportunità, della democrazia dei sessi e dell’inclusione, non si può essere da meno di due secoli fa. All’epoca si parlava di gesti contro natura, quando invece oggi sono santificati gli appetiti tutti su rotondità umane e animali

Nel Regio Tribunal Bavilonese del Giudice Favoni con i togati Finocchietti e Bucalossi lo Sculacciabuchi venne difeso con quelle frasi che, se indovinate, toccano le corde più sensibili della giustizia di ogni tempo; la già citata legge del Menga; poi la seconda suprema legge di Bisenzio, chi l’ha in cul faccia silenzio; infin la terza legge e definitiva, del Gange, l’hai in cul, non mi tange.  Su questo l’accusa del Pm Cazzone e del collega di parte civile Spaccamunduli s’inalberò, appellandosi alla giuria presieduta da Buchirotti, per trattato internazionale del 2017 non si può tirare in mezzo il fiume Gange che gode ormai di diritti e doveri civili e politici; e che come essere umano, può soffrire e reagire di omicidio, ferimento e palpamento. Il Cancelliere Seghetti, scuotendo il capo sulle illusioni tanto coltivate sul bon sauvage, confermò i decreti pervenuti, depennò il Gange e con gioia introdusse il Volga, la veramente rivoluzionaria legge del, chi l’ha preso nel cul se lo tolga e lo metta nel cul del vicin. Tesi questa che risultava contraria alle prime due. La sentenza finale fu  punto fermo della giurisprudenza; accogliendo le proteste dell’imputato in gonnellone che strepitava stava a buoritto e culoponzoni e mi imprigionò, con arte magistrale del dietro, dieci dita di grossa fava lucida e forbita, la sentenza del Tribunale, ritiratosi e tornatosi, trovatosi il giusto articolo nel tomo del Codice, recitava cadrà in multa quel culo mascolino che si porta dentro un cittadino, quasi a sequestrarne la parte più preziosa, significativa per la discendenza. Seguivano le urla di giubilo del liberato e dell’avvocato suo difensore, l’on. Inculatti. Nel caso odierno a più parti potrebbe essere rivolta la legge di Ulmann, Quando la stupidità è una spiegazione sufficiente, non c’è bisogno di cercarne altre.

Nel nuovo Repubblican Tribunal Tivulonese, in quell’aula che la parte civile ha subito definito un cesso, in quanto luogo atto a deporre, torna lo Sculacciabuchi trasferitosi tra certi osti marchesciani, che si è accorto che lui, cretinetti, era circondato da sempre più ingegnosi cretini, attenti alle precauzioni prese per impedir loro di nuocere. Stavolta le procedure, audizioni, periti e testimoni tribunalizie sono raddoppiate dal social. Il liberale nittiano giolittiano ispiratore ha mostrato in quantità l’ascendenza continuativa sulla moderna destra libertina e bungaiola; la sinistra ha voluto partecipare con il livornese Buduliuk, già truffatore di false invalidità (trombava da moscio) e che era stato condannato a ritrovare nelle pattumiere lo spreco alimentare e sessuale; (non si mai quanta roba buona e bona si possa trovare nelle pattumiere, quanti cosciotti boni e quanti culi dabbene finiscano a quel paese). Si allineava all’attuale valorizzazione dei lati B, di cui già si è detto, ma auspicandone maggiore democratizzazione. Nel nuovo caso si pone la grossa differenza tra cul mascolin e feminin, che pretenderebbe il cambio di sentenza; ma in questo caso sarebbe lesa la parità tra generi dei culi, postulato assoluto. La terza legge del Volga, scaricando gli effetti del danno sul malcapitato più vicino, trova soluzione nei fatti e sulla legge del menga, come si è visto, già applicata e chiuderebbe il caso con soddisfazione della parte lesa. Non piace però agli atlantisti. Trattandosi di questioni anche di libertà e proprietà degli spazi personali, dove appunto cominci la mano e dove il posteriore, ci si potrebbe affidare da ultimo all’aggravante della velocità, che einsteinamente, si fa materia oltre un tanto; e dunque ai periti si dà di misurar lo cozzo…..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.