I Måneskin, vincitori EMA, la voglia di libertà e l’importanza di investire nei giovani

Cultura e spettacolo

Il 2021 dei Maneskin si colora dell’ennesimo successo in campo internazionale. La band italiana si è imposta come “Miglior gruppo rock” agli Mtv Ema (European Music Awards) di Budapest, superando avversari in nomination del calibro di Coldplay, Foo Fighters, ImagineDragons, Kings Of Leon e The Killers. Si tratta del primo successo italiano in una categoria internazionale nella storia degli European Music Awards.

La riflessione di Eleonora Mattia

 “Nel giro di pochi giorni il “The tonight show” condotto da Jimmy Fallon, il “The Ellen DeGeneres Show” e l’apertura del concerto dei RollingStones – i RollingStones! – a Las Vegas. I Måneskin, dopo aver conquistato Sanremo e l’Eurovision, ora si apprestano a fare innamorare gli USA.

Ospiti acclamati nei talk show che intrattengono milioni di americani e a scaldare il palco – e il pubblico – prima della band leggendaria della storia del rock mondiale, i quattro giovani romani non accennano a fermarsi.

“Siamo fuori di testa, ma diversi da loro”. Questo è poco, ma sicuro, per Damiano, Ethan, Victoria e Thomas. Il gruppo che spopola su TikTok e scala le classifiche mondiali, sta scardinando con qualche glitter e tanta libertà, l’immagine stereotipata e un po’ vintage del nostro Paese. Anche l’ultimo singolo – “Mamma Mia” – che ai più critici è sembrato un tentativo di fare marketing sull’italianità, è in realtà un’ironica esorcizzazione di quegli stereotipi che, di fatto, sono molto lontani dai quattro ragazzi romani.

La sfacciataggine e la libertà che a vent’anni calzano a pennello, una sensualità irriverente, una scelta rock in controtendenza con la generazione che rappresentano, eppure, sorprendentemente accattivante proprio per i giovanissimi.

I Måneskin sono un concentrato di energia e talento. Quel talento che troppo spesso nei giovani e giovanissimi italiani viene svilito, non incanalato, disperso tra i meandri della burocrazia e nei coni d’ombra di vite che devono sacrificare lo spazio delle aspirazioni, per scontrarsi con la realtà.

Dalle strade del centro ai palchi di X-Factor, Sanremo e l’Eurovision per arrivare poi oltreoceano a cantare in italiano prima di Mick Jagger. Un’escalation veloce e potente, una strada fortunata che – complice una discreta dose di capacità e personalità – ha permesso in poco tempo alla band della Capitale di arrivare dove, forse, neanche loro potevano immaginare. Un sogno, sì. Uno.

L’eccellenza è rara per definizione, ma al di là della favola, i Måneskin ci insegnano l’importanza di investire sui talenti e le aspirazioni giovanili. Non si tratta solo di musica, ma di vincere le resistenze verso una generazione che troppo spesso è stata definita stanca, svogliata, priva di stimoli ed invece continua a dimostrare di avere tanto, tantissimo da dire.

La generazione Z non è solo quello che i più attempati, forse spaventati, raccontano. È anche quella della disoccupazione giovanile (nella fascia 15-24 anni) al 29,8%, degli stage semi-gratuiti con ore lavorate pari a un full-time; quella del contratto di affitto – prima ancora che del mutuo – che richiede garanzie lavorative impossibili e quindi si è costretti a rimanere a casa; quella della difficoltà di programmare il futuro, un figlio, una famiglia perché l’occupazione, quando c’è, è precaria e dalla precarietà non nascono le prospettive. È anche la generazione dove tutto sembra possibile in maniera più veloce e diretta, e forse lo è, ma al contempo scarseggiano supporti fattivi allo sviluppo dei talenti e delle aspirazioni e quindi, per chi è in seconda o terza linea – fuori da una bolla privilegiata – l’arte, la bellezza, i sogni non sono sempre a portata di mano. Allora partiamo anche da qui per immaginare il futuro che vogliamo costruire, a maggior ragione ora, dopo la pandemia. Che i Måneskin siano monito per tutte e tutti noi, esempio di un’Italia giovane, talentuosa, senza remore. Che con lo stesso orgoglio che sentiamo in tutte le radio e su Spotify in queste settimane, tutte e tutti possano uscire dal Paese e gridare “Sì, siamo italiani”.

Blog Eleonora  Mattia  Avvocata

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