Viaggi in carrozzina: ATM zero, dieci ad Arianna Scommegna e Mattia Fabris in Utøya

Milano

Guarda un po’ uno che cosa deve fare per andare a teatro.
Volevo solo andare al Parenti a vedere Utøya con Arianna Scommegna e Mattia Fabris, in cartellone fino al 23 luglio.
Alla fine ce l’ho fatta, ma che delirio per arrivarci.
Arrivato a Duomo non c’era la pedana e ho fatto il salto della quaglia. È andata bene. Per fortuna il dislivello tra treno e banchina non era eccessivo. Ma sto diventando vecchio, le emozioni mettono a dura prova la prostata e non c’era un bagno a pagarlo a peso d’oro.
Chiusi i bagni pubblici che tanto funzionano a singhiozzo, a volte sì a volte no e non si sa mai quando è il giorno no.
Chiuse le toilette della linea gialla, sono fuori servizio da almeno due anni. Viva l’efficienza e la capacità di manutenzione di ATM.

4° piano del Motta

Sono dovuto scappare all’esterno, al quarto piano del Motta. Quel bagno è una garanzia, mi ha salvato parecchie volte la vita. Sono rientrato in metropolitana e ho preso la linea gialla. Il furbastro del macchinista ha fermato il treno facendo sì che l’accesso per i disabili fosse in coincidenza di un bel pilastro. Mi ha reso tutto più complicato.
Per fortuna almeno gli ascensori funzionavano.

Da lì le cose sono andate meglio. Arrivato al Parenti mi ha accolto Francesco, l’addetto Stampa, sempre affabile e disponibile. La sala grande era accogliente, il palco si apriva alla vista con la bellissima scenografia di Maria Spazzi, essenziale, rigorosa.

Che bella Arianna Scommegna e che bello Mattia Fabris. Alla fine dello spettacolo gli ho chiesto da quanti anni si conoscono. Lui e Arianna si sono incontrati che avevano diciotto anni. È una vita che calcano le scene insieme. Sono bellissimi da vedersi, bravissimi ed efficaci nel loro porgersi con naturalezza le battute. Interpretavano tre diverse coppie che vivono dall’esterno il dramma di Utøya in Norvegia, di cui oggi ricorre il decennale.
Il 22 luglio 2011 Anders Behring Breivik compie due attentati, uno al Palazzo del Governo ad Oslo e l’altro sull’isola di Utøya, a un raduno di giovani del Partito Laburista. A Oslo nell’esplosione del suo furgoncino muoiono otto persone, sull’isola muoiono assassinati sessantanove ragazzi, inseguiti, massacrati, freddati.
Alla fine dello spettacolo il giornalista Luca Mariani che ha fornito la consulenza a Edoardo Erba, autore del testo teatrale, ha aiutato il pubblico a mettere insieme tutti i violenti atti di terrorismo portati dal suprematismo bianco, mostrando come i mass media tendano a sottovalutare questi attentati stendendo un velo d’oblio, mentre insistono nel dare maggiore rilievo al terrorismo islamico. Sebbene il dialogo con il giornalista sia stato interessante il cuore della serata è stato sicuramente la splendida recitazione di questi due amici attori. Scommegna e Fabris partono in sordina ma in un continuo crescendo portano sulla scena personaggi in cui si riverbera l’orrore della carneficina che avviene sull’isola.
Efficace la regia di Serena Sinigaglia che studia per gli attori pochi gesti che danno movimento alla scena. Grande capacità attoriale quella di Arianna e Mattia che passano da un personaggio all’altro conferendo ad ognuno di essi voci, atteggiamenti e umori appropriati. I due attori riescono a passare istantaneamente, dando prova di grande tecnica e grande talento, dal riso al pianto, dall’urlo feroce al tono sommesso, dal poliziotto borioso al padre affranto, dalla sorella vessatrice alla moglie frustrata. Ma ognuno di essi ha una ben precisa ragion d’essere, un proprio posto nella tessitura complessiva.
Sulla scena assistiamo alle vicende di tre coppie differenti, le loro storie personali si intrecciano al dramma che accade ad Utøya. La piccola e la grande storia si incontrano, si scontrano, per uno spettacolo che non vuole mostrare i corpi dei morti, il volto dell’assassino.
Ai due attori bastano pochi gesti, pochi movimenti, per farci comprendere che il vero nemico non è l’altro, non è l’Islam. Il vero nemico siamo noi, sono i nostri pregiudizi.
È sempre un piacere vedere in scena Arianna Scommegna, non conoscevo invece Mattia Fabris che si è rivelato un vero puro sangue, che quest’autunno mi riprometto di seguire con maggiore attenzione. Interessante la rappresentazione della disabilità portata sul palco da Fabris che riesce a non essere macchiettistico. Splendido il gioco delle luci che fendono le nebbie artificiali sulla scena e conferiscono al tutto un aspetto spettrale, che rende ancora di più il dramma di ciò che sta accadendo a Utøya, specchio dei nostri peggiori incubi, attraverso cui scopriamo che a far paura non è l’Islam ma l’Occidente “colto” e opulento di cui è figlio l’assassino Breivik.

Utøya, testo di Edoardo Erba
regia Serena Sinigaglia
con Arianna Scommegna e Mattia Fabris
scene Maria Spazzi
luci Roberto Innocenti
con la consulenza di Luca Mariani, autore del libro Il silenzio sugli innocenti.

Gianfranco Falcone (Blog L’Espresso)

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