Prefettura, navigator protestano per il contratto: “Nostro lavoro importante”. In Lombardia sono 293

Lombardia

Dopo il flop del Reddito di cittadinanza attribuito anche a Rom, immigrati residenti all’estero, ex brigatisti e persone che contestualmente lavorano in nero, molti si sono chiesti che cosa fanno i navigator, quale attività di ricerca del lavoro in questo periodo di crisi, ma la categoria professionale è stata istituita e va rispettata anche se con molti dubbi sul loro odierno operato. Si diceva che l’assunzione, avverrebbe sotto forma di contratto a tempo determinato – co.co.co l’ipotesi più citata – per una retribuzione di 30mila euro lordi l’anno. Ogni navigator dovrebbe percepire quindi uno stipendio mensile di 1.700 euro netti.

Riferisce mianewsChiedono il rinnovo del contratto con Anpal (Agenzia nazionale politiche attive per il lavoro) in scadenza il 30 aprile. Per questo ieri mattina, un gruppo di ‘navigator’, i lavoratori assunti e formati per supportare i Centri per l’Impiego nella ricerca lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza, si sono riuniti in presidio davanti alla Prefettura. La manifestazione è stata promossa dai sindacati Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp. Un gruppo di lavoratori è stato ricevuto dal prefetto per presentare le istanze della categoria. I navigator sono 2.680 in Italia di cui 293 in Lombardia.
“Siamo qui per chiedere un segnale per tutti i navigator – ha spiegato Francesco Melis di Nidil Cgil -. La possibilità di una proroga per questi 3000 professionisti formati, con una spesa importante dello Stato, che hanno permesso di far risaltare un bacino di persone che altrimenti sarebbe stato invisibile. Si tratta di un lavoro molto importante per la nostra società soprattutto in un momento come questo, in cui questa crisi impatterà sul mercato del lavoro, senza considerare lo sblocco dei licenziamenti. Noi vogliamo un investimento importante sulle politiche attive e questo investimento deve passare per la proroga dei navigator”. Nicola Piscivano, navigator del Centro impiego Treviglio, continua: “Siamo qui oggi per difendere la nostra dignità professionale che è stata calpestata da quasi 21 mesi, dal momento in cui siamo stati contrattualizzati. Chiediamo quindi una continuità lavorativa, che non è solo un nostro interesse individuale, ma che permetterebbe alle persone che abbiamo preso in carico di non tornare nel dimenticatoio. Tra le persone che ho in carico io, ad esempio, ce ne sono alcune che hanno interrotto gli studi a dieci anni, quindi che rientrano in una fascia particolarmente fragile della popolazione”.

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