Anche l’Italia parla e agisce perché è schiava del politicamente corretto

Politica

“La cultura del piagnisteo è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze”: così scriveva il critico d’arte australiano naturalizzato newyorkese Robert Hughes ne “La cultura del piagnisteo”, formidabile atto d’accusa contro le perversioni del politicamente corretto. Era il 1993. Allora come oggi, si tende a pensare che il fenomeno riguardi esclusivamente la società americana, povera di Storia e ricca di etnie. Non è così. Il fenomeno è globale e in Italia ha portato, come ben argomentato da Luca Ricolfi in “Sinistra e popolo”, i partiti più di sinistra a rinnegare la logica politica per abbandonarsi voluttuosamente alla logica scoutistica.

Leggiamo con infondato senso di superiorità le cronache d’oltreoceano sulla messa al bando di Via col vento e di Cristoforo Colombo, dimentichiamo che per l’inaugurazione dell’Expo di Milano abbiamo assistito alla grottesca riscrittura secondo canoni politicamente corretti nientemeno che dell’Inno nazionale (col celebre “siam pronti alla morte” trasformato in un ridicolo “siam pronti alla vita”). E dimentichiamo che nella Firenze del sindaco Nardella si pensò bene di modificare il finale della Carmen di Bizet censurando l’uccisione della bella sigaraia per non prestarsi all’accusa di apologia del femminicidio. Dimentichiamo tutto. Dimentichiamo la Storia, rinneghiamo la natura umana, cancelliamo la religione, condanniamo “i crimini dell’Occidente”: e poi ci sorprendiamo se un presidente del Consiglio arrivato dal nulla mortifica il Parlamento e ripudia la Politica delegando la strategia di governo a un manipolo di “menti brillanti” pescate a caso dai migliori salotti della cosiddetta società civile. 

Blog Andrea Cangini deputato Forza Italia

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