La ristorazione e il turismo, fattori vincenti del brand Milano, abbandonati dal Sindaco e dal Governo

Fabrizio c'è Milano
Ieri migliaia di ristoratori in tutta Italia hanno consegnato le chiavi dei loro locali a Sindaci e Governo. Questa protesta ci ricorda l’urgenza di provvedimenti necessari per non far morire imprese e lasciare senza lavoro centinaia di migliaia di persone.
Milano è l’epicentro di questo tsunami. Dopo aver tanto beneficiato  del boom del comparto food/turismo shopping nel post Expo, sia sotto il profilo delle entrate fiscali che sotto quello del brand, Beppe Sala e i suoi assessori hanno abbandonato al loro destino locali, ristoranti, discoteche etc.

Finiti i tempi in cui Beppe si prendeva i meriti della vitalità, dell’effervescenza del turismo a Milano. Finite le chiacchiere sul brand Milano, sull’economia di Milano che cresceva grazie sopratutto al lavoro, all’impegno e alla creatività di tutto il comparto del food e del turismo. Ora che ci sarebbe bisogno di una mano Beppe si è  squagliato.

Non ci sono al momento né aiuti, né sgravi fiscali, né regole chiare per riaprire, né tantomeno risulta che Sala abbia sbattuto i pugni con Conte sull’argomento.

Faremo  subito una audizione in commissione dei promotori della protesta per mettere il Comune di fronte alle sue responsabilità.
E ricordiamo le nostre proposte concrete per il settore:
1) cancellare la Tari e la Cosap per i mesi di chiusura obbligata,
2) abbattere gli affitti demaniali delle mensilità non godute,
3) abbassare l’IMU ai proprietari di immobili che sono disponibili a rivedere i canoni di affitto agli esercizi pubblici per l’anno 2020
4) sospendere la tassa di Soggiorno per tutto il 2020
5)adottare subito protocolli semplici (mascherine e sanificazione) per la riapertura dal 18 maggio tenendo conto che nei primi mesi la domanda sarà bassa.

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