Festa del papà 2020. E’ il nostro momento, come Enea, di salvare il padre Anchise

Cultura e spettacolo

19 Marzo 2020. Per la festa del papà dedico il brano del Libro II dell’ Eneide a tutti i figli, sicura che farebbero quello che ha fatto Enea con suo padre Anchise. Anche oggi, noi siamo Enea che prende sulle spalle Anchise.

Non temete la difficoltà di leggere questi bellissimi versi ai vostri bambini, magari spiegando la storia. E’ veramente una delle più belle pagine mai scritte sull’amore filiale.

Troia viene incendiata, Enea fugge con la moglie Creusa e il figlio Ascanio, convincendo, col favore degli dei, il vecchio padre Anchise a partire e caricandone il peso sulle sue  spalle. Una scena di così toccante tenerezza e forza da essere stata rappresentata da molti artisti. Che si ripeta sempre.

Agostino_Carracci_Enea_after_Barocci
Agostino Carracci. Fuga di Enea da Troia 1595

Virgilio, Eneide Libro II. Traduzione di Luca Canali

E come ormai giunsi alle soglie della casa paterna,
all’antica dimora, il padre, che per primo volevo
portare in salvo sugli alti monti e per primo cercavo,
rifiuta di continuare la vita, distrutta Troia,
e di patire l’esilio. “Voi che avete il sangue
intatto dagli anni” dice “e salde le forze del proprio
vigore, voi pensate alla fuga.
Se i celesti avessero voluto protrarmi la vita,
mi avrebbero salvato la casa. Già fu abbastanza e troppo
vedere una distruzione e sopravvivere alla caduta della città.
Partite salutandomi al pari d’un corpo sepolto.
Mi procurerò la morte; il nemico proverà compassione
e vorrà le spoglie; perdita lieve, la tomba.
Da tempo inviso agli dei e inutile attardo
gli anni, da quando il padre degli dei e re degli uomini
mi sfiorò con il soffio del fulmine e mi toccò con il fuoco.”
Persisteva ricordando queste cose e restava irremovibile.
Noi invece, sciogliendoci in lagrime, e la sposa Creusa
e Ascanio e tutta la famiglia, esortavamo il padre
a non travolgere tutto con sé assecondando il fato che urgeva.
Rifiuta, e permane nello stesso proposito e luogo.
Sono ricacciato tra le armi e disperato desidero la morte.
Infatti quale disegno o destino si offriva?
“Padre, pensasti che potessi partire lasciandoti,
e una tale empietà cadde dal labbro paterno?
Se piace ai celesti che nulla rimanga di così grande
città, e questo decidi, e ti piace di aggiungere
te e i tuoi a Troia che perisce, la porta si schiude
a una morte siffatta; dal molto sangue di Priamo verrà Pirro,
che uccide il figlio davanti agli occhi del padre
e il padre presso le are. Perciò, divina madre,
tra i dardi e i nemici mi salvi, perché rimiri il nemico
nelle stanze, e Ascanio, e il padre, e accanto Creusa
immolati l’uno nel sangue dell’altro? Armi, o uomini
datemi armi; L’ultimo giorno chiama i vinti.
Rendetemi ai Danai; lasciate che torni a rinnovate
battaglie; non tutti oggi morremo invendicati.”
Allora mi cinsi di nuovo la spada e imbracciai
con la sinistra lo scudo e mi spingevo fuori della casa.
Ma ecco la sposa abbracciandomi i piedi sulla soglia
mi si avvinghiava e tendeva al padre il piccolo Iulo:
“Se vai a morire, prendi anche noi con te per tutte le sorti.
Se invece esperto riponi qualche speranza nelle armi,
difendi prima la casa. A chi lasci il piccolo Iulo,
e il padre, e la sposa un giorno detta tua?”.
Gridando così riempiva tutta la casa di gemiti,
quando improvviso e mirabile a dirsi appare un prodigio.
Tra le mani e gli sguardi dei mesti genitori,
ecco dalla sommità del capo di Iulo appare
un tenue raggio effondere luce, ed innocua al contatto la
fiamma lambire la morbida chioma e ravvivarsi intorno alle tempie.
Atterriti trepidiamo di paura e scuotiamo i capelli
che bruciano e con acqua cerchiamo di estinguere il fuoco sacro.
Ma il padre Anchise sollevò lieto gli occhi
alle stelle e tese al cielo le mani e la voce:
“Giove onnipotente, se alcuna preghiera ti piega,
guardaci; ciò solamente, e se meritiamo la tua pietà,
dacci ancora un segno, o padre, e conferma gli auspici”.
Il vegliardo aveva appena parlato, quando con improvviso
fragore tuonò a sinistra, e una stella caduta dal cielo,
tracciando con grande luce una scia, corse per l’ombre.
La vediamo sfiorare il vertice del tetto e scomparire
luminosa nella selva idèa, segnando la via;
quindi un solco risplende per lunga traccia,
e i luoghi intorno a distesa fumano zolfo.
Allora, vinto, il padre si protende verso il cielo
e saluta gli dei e adora il santo astro.
Ormai non v’è da indugiare; vi seguo, e per dove guidate,
vado: dèi patrii, salvate la stirpe, salvate il nipote.
Questo è il vostro augurio, Troia sopravvive nel vostro volere
Cedo, o figlio, e non rifiuto di accompagnarti.”
Disse; e già per le mura il fuoco più chiaro
si ode, e in volute si approssima l’ardore degli incendi.
Su dunque, diletto padre, salimi sul collo;
ti sosterrò con le spalle, e il peso non mi sarà grave;
dovunque cadranno le sorti, uno e comune sarà
il pericolo, una per ambedue la salvezza. Il piccolo Iulo
mi accompagni, e la sposa segua discreta i miei passi.
Voi, o servi, ascoltate quanto vi dico.
All’uscita della città v’è un colle e un vetusto
tempio di Cerere abbandonato, e accanto un antico cipresso
conservato per molti anni dalla devozione dei padri.
Da diverse direzioni verremo a quest’unico luogo.
Tu, o padre, prendi i sacri arredi e i patrii
Penati; io non posso toccarli appena uscito da tale
lotta e strage, finché non mi mondi a una viva sorgente. ”
Detto così, distendo sulle larghe spalle
e sul collo reclino una coperta, la pelle d’un fulvo leone,
e mi sottopongo al peso; alla destra mi si stringe il piccolo
Iulo, e segue il padre con passi ineguali;
dietro viene la sposa. Muoviamo per oscure contrade;
e mentre poc’anzi non mi turbavano i dardi scagliati
né i Greci raccolti in avversa schiera, adesso
un alito m’atterrisce, un suono mi allarma, inquieto
e timoroso allo stesso modo per il compagno e per il peso.

Postato

(Lorenzo Bernini. Enea Anchise Ascanio 1619)

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