“O mia bela Madunina..” inizia così la preghiera di Delpini tra le guglie del nostro Duomo

Milano

Oh mia bela Madunina…: inizia così la preghiera dell’arcivescovo Delpini tra le guglie del Duomo. E il deserto di una Milano accartocciata, il sole ad illuminare un “cielo così bello quando è bello” si popola di intenzioni, di desideri. Delpini, uno di noi, la voce di tutti noi, la fede di tutti noi. Un gesto fortemente simbolico che abbraccia sofferenza, paura, rassegnazione. Un’invocazione che avvicina l’uomo al Cielo, al miracolo segretamente desiderato.

E la Storia ci riporta al 1576, quando era arcivescovo, San Carlo Borromeo che guidò una processione di preghiera con esposizione del Santo Chiodo per invocare la liberazione dalla peste. Manzoni ne descrive la nascita, le contraddizioni e l’indifferenza iniziale del potere, con un’analogia sconcertante “Ma sul finire del mese di marzo, cominciarono, prima nel borgo di porta orientale, poi in ogni quartiere della città,a farsi frequenti le malattie, le morti, con accidenti strani di spasimi, di palpitazioni, di letargo, di delirio, con quelle insegne funeste di lividi e di bubboni; morti per lo più celeri, violente, non di rado repentine, senza alcun indizio antecedente di malattia. I magistrati, come chi si risente da un profondo sonno, principiarono a dare un po’ più orecchio agli avvisi, alle proposte della Sanità, a far eseguire i suoi editti, i sequestri ordinati, le quarantene prescritte da quel tribunale. Chiedeva esso di continuo anche danari per supplire alle spese giornaliere, crescenti, del lazzeretto, di tanti altri servizi”.

Annota la dedizione eroica dei medici “Nel lazzeretto, dove la popolazione, quantunque decimata ogni giorno, andava ogni giorno crescendo, era un’altra ardua impresa quella d’assicurare il servizio e la subordinazione, di conservar le separazioni prescritte, di mantenervi in somma o, per dir meglio, di stabilirvi il governo ordinato dal tribunale della sanità: chè, fin da’ primi momenti,c’era stata ogni cosa in confusione, per la sfrenatezza di molti rinchiusi, per la trascuratezza e per la connivenza de’ serventi”.

Il coraggio dei volontari “Il tribunale e i decurioni, non sapendo dove battere il capo, pensaron di rivolgersi ai cappuccini…E perciò l’opera e il cuore di que’ frati meritano che se ne faccia memoria, con ammirazione, con tenerezza, con quella specie di gratitudine che è dovuta, come in solido, per i gran servizi resi da uomini a uomini, e più dovuta a quelli che non se la propongono per ricompensa”. E’ il raggio della solidarietà che anche oggi assiste gli ultimi, gli indifesi.

Delpini è salito fino all’ampio spiazzo e si è rivolto direttamente alla statua dorata della Madonna in cinque lingue: spagnolo, francese, inglese, italiano e milanese. «O mia bela Madunina che te dominet Milan. Sostieni la fatica dei tuoi figli impegnati nella cura dei malati…infondi sapienza nelle decisioni…aiutaci a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo…non permettere che noi ci dimentichiamo di coloro che soffrono vicino e lontano per l’assurdità della guerra, l’ingiustizia della miseria».

La bela Madunina ascolterà.

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