CORONAVIRUS e ADPKD: accorgimenti da prendere.

Scienza e Salute

Dr.ssa Maria Teresa Sciarrone Alibrandi Nefrologia, Dialisi e Ipertensione Ospedale San Raffaele Milano

La diffusione dell’infezione da coronavirus (definito dall’OMS come SARS-CoV-2**) ha messo in allarme la popolazione generale, in particolar modo i soggetti affetti da altre patologie concomitanti, poiché le prime informazioni su questa malattia dimostrano che sono soprattutto le persone fragili e con patologie pregresse, oltre agli anziani, a rischiare le complicanze maggiori.La comunità scientifica ribadisce che le conoscenze su questa nuova infezione umana, comparsa soltanto a dicembre 2019 sulla scena mondiale, e sulla natura, pericolosità e durata dell’epidemia, sono poche, premature e cambiano praticamente di ora in ora. Perciò occorre molta cautela nell’offrire suggerimenti che non possono poggiare su evidenze e osservazioni specifiche, solide e rigorose. È però possibile dare subito qualche indicazione  basata su evidenze scientifiche validate dai primi lavori scientifici  e dalle informazioni che abbiamo da precedenti situazioni infettive ed epidemiche.

Le persone con ADPKD, in caso di infezione da coronavirus, corrono più rischi rispetto ai soggetti non affetti?

No, la prognosi nelle persone con ADPKD in assenza di franca alterazione della funzione renale che si ammalano di coronavirus (definito dall’ OMS come SARS-CoV-2) non ha motivo di essere peggiore. Per quanto ne sappiamo il rischio è lo stesso della popolazione generale. Il virus colpisce con un tropismo selettivo l’apparato respiratorio e non sembra dare un coinvolgimento renale diretto. Al momento i fattori aggravanti sono soprattutto l’età avanzata (oltre i 65 anni) e la presenza di malattie croniche, come quelle cardiovascolari, respiratorie e i tumori.

Le persone con insufficienza renale cronica avanzata, sono a più elevato rischio di contrarre l’infezione da coronavirus?

Attualmente non ci sono evidenze in tal senso nello specifico del Coronavirus. Più in generale le sindromi influenzali o simil influenzali, pure quelle stagionali in caso di insufficienza renale cronica di grado avanzato non sono causa diretta di morte, ma possono contribuire a un peggioramento dello stato di fragilità generale e nel contesto di uno stato di infiammazione acuta legata alla virosi, determinare l’insorgenza di altre complicanze infettive o cardiovascolari. I pazienti affetti da insufficienza renale cronica di grado avanzato sono in senso generale più esposti a sviluppare forme complicate in caso di infezioni virali. Per questo le autorità sanitarie consigliano da molti anni che i soggetti affetti da insufficienza renale cronica di grado avanzato, soprattutto se anziani o con concomitanti patologie cardiovascolari si sottopongano alla vaccinazione antinfluenzale ogni anno. Pur considerando che i pazienti in trattamento dialitico siano indubbiamente più esposti a contrarre patologie infettive e ad avere poi manifestazioni più importanti rispetto alla popolazione non in dialisi, NON vi è ragione di adottare misure profilattiche specifiche su tutta la popolazione dei dializzati, se non quelle dettate dal buon senso e dalle norme di protezione individuale che dovrebbero essere sempre in uso, come indicato dagli esperti della Sin.

Che cosa bisogna fare per ridurre i rischi di infezione?

Purtroppo non esiste un vaccino e non esistono farmaci efficaci. Quindi occorre attenersi alle regole generali impartite dalle autorità sanitarie (il famoso decalogo del Ministero della Salute*) che devono essere seguite con la massima attenzione possibile. Alcune raccomandazioni aggiuntive sono tuttavia da considerare seriamente: non recarsi in luoghi affollati ed a più elevato rischio di contagio, come per esempio ospedali, mezzi pubblici, locali pubblici, se non strettamente indispensabile; laddove sia possibile, privilegiare il lavoro da casa, riducendo così spostamenti e contatti.

Note

** Nella prima metà del mese di febbraio l’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV), che si occupa della designazione e della denominazione dei virus (ovvero specie, genere, famiglia, ecc.), ha assegnato al nuovo coronavirus il nome definitivo: “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2). Ad indicare il nuovo nome sono stati un gruppo di esperti appositamente incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus. Secondo questo pool di scienziati il nuovo coronavirus è fratello di quello che ha provocato la Sars (SARS-CoVs), da qui il nome scelto di SARS-CoV-2. Il nuovo nome del virus (SARS-Cov-2) sostituisce quello precedente (2019-nCoV). Sempre nella prima metà del mese di febbraio (precisamente l’11 febbraio)  l’OMS ha annunciato che la malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus è stata chiamata COVID-19. La nuova sigla è la sintesi dei termini CO-rona VI-rus D-isease e dell’anno d’identificazione, 2019.

*Decalogo del ministero della Salute

  • Lavarsi spesso le mani
  • Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute
  • Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani
  • Coprire bocca e naso se starnutisci o tossisci
  • Non assumere farmaci antivirali né antibiotici, se non prescritti dal medico
  • Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol
  • Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se si assistono persone malate
  • I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi
  • Gli animali da compagnia non diffondono il Coronavirus
  • In caso di dubbi non recarsi al Pronto Soccorso, ma chiamare il proprio medico di base o il 112 e se si pensa di essere stati contagiati.

Le indicazioni della Regione Lombardia:

  • I cittadini che abbiano il sospetto di infezione  non devono recarsi in pronto soccorso ma chiamare il numero verde unico regionale 800.89.45.45 
  • oppure chiamare il 112 o, per informazioni generali, il numero 1500.

Le Regioni hanno attivato numeri dedicati e numeri verdi regionali per rispondere alle richieste di informazioni e sulle misure urgenti per il contenimento e la gestione del contagio del nuovo coronavirus in Italia.

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