Il commento di Luciano: 21a giornata serie A

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Anticipo Venerdì tra Brescia e Milan, 3 punti che al Brescia servirebbero quanto l’aria per non boccheggiare in zona retrocessione, e al Milan per proseguire la sua risalita verso le zone alte della classifica. Partita abbastanza equilibrata nel primo tempo, con ritmo non elevato ma con occasioni importanti da ambo le parti. Inizia il Milan che con Ibrahimovic al 19′ va a sfiorare il vantaggio, ma Joronen ci arriva in volo e riesce a respingere. Poco dopo la mezz’ora è la volta del Brescia, orfano dello squalificato Balotelli, ed è Torregrossa che pesca di testa un cross di Tonali e mette fuori di un soffio. Due minuti dopo, Hernandez perde banalmente palla e Sabelli si invola sulla destra, lancio per Ayè che incorna e Donnarumma salva sulla linea di porta. A pochi minuti dal termine del primo tempo è Ibrahimovic a fallire una clamorosa occasione, mandando a lato un pallone che voleva solo essere spinto in rete. Nella ripresa, il Brescia cambia marcia e mette alle corde i rossoneri per una ventina di minuti, con Torregrossa e Bisoli. Proprio nel momento migliore del Brescia, invece arriva a conclusione di una mischia in area il vantaggio del Milan con Rebic, entrato da pochi minuti. Il Brescia accusa il colpo e, dopo un accenno di reazione con Ndoj che impegna ancora Donnarumma,  rischia il raddoppio di Hernandez che spara di sinistro appena dentro l’area, palla che si infrange all’incrocio dei pali. Al fischio finale, esce un Milan con 3 punti non demeritati, ma sicuramente molto sofferti, che tuttavia significano terza vittoria consecutiva in campionato e avvicinamento alla zona europa, per ora non alla Champions che rimane qualche gradino più in alto.
Tra gli anticipi del Sabato, da notare una sonante vittoria del Bologna di Mihailovic nel derby emiliano con la Spal, 3-1 finale dopo l’illusione dei ferraresi, che passano per primi con un rigore di Petagna al 23′, ma vengono immediatamente riagguantati con uno sfortunato autogol di Vicari su cross di Soriano. Nella ripresa la svolta, al 59′ con Barrow, appena entrato e pronto a raccogliere una ribattuta infelice di Igor, mettendo all’incrocio. Pochi minuti dopo la partita si chiude, con il terzo gol bolognese ad opera di Poli, su invito di Soriano, tra i migliori in campo
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Al Franchi di Firenze, nulla di fatto e reti inviolate tra Fiorentina e Genoa, ma partita tutto sommato movimentata quanto basta a non definirla noiosa. Traversa iniziale di Milenkovic per i viola, ma è il Genoa a mordersi le dita al 15′, per un rigore che  Dragowski para a Criscito. E’ poi il ancora Genoa a insistere e prendere campo con un finale in cui il portiere viola si esalta, salvando miracolosamente altre conclusioni del Genoa che avrebbe meritato qualcosa di più del pareggio.
Ma è il terzo anticipo del Sabato sera a mostrare i fuochi d’artificio in quel di Torino. Partita senza storia, praticamente dall’inizio alla fine, e la fine è proprio quella che i tifosi granata mai avrebbero pensato: l’Atalanta è un ciclone, ma la difesa di Mazzarri deve fare un serio esame di coscienza, perchè almeno 3 dei 7 gol presi (a zero!) sono frutto di macroscopici svarioni dei giocatori del Toro, come quello che causa Laxalt al primo gol, nel tentativo di ribattere regala palla a Palomino. Cross e tap in vincente di Ilicic, 0-1 al 17′. Verso la mezz’ora, col Toro ormai in balia della Dea, Gosens raddoppia con una volèe da fuori area. Zapata su rigore al termine del primo tempo, porta il bottino a 3. Clamoroso il quarto, al 53′ Ilicic approfitta di una ingenuità di Djidji che gli volta le spalle, e batte un calcio piazzato dal centrocampo, infilando Sirigu fuori posizione. Due minuti ancora, e sempre Ilicic beffa nuovamente uno sfasatissimo Djidji.  Atalanta che …”c’inquina” con overdosi di gol, avvelenando gli avversari, ma nonostante il corposo vantaggio non si ferma, anzi sembra aumentare ancora il pressing sui portatori di palla granata, che non ci capiscono più nulla. E l’Atalanta non paga della “manita”, ingrana la sesta e poi la settima, con Muriel (appena entrato) all’86’, che arrotonda su rigore per fallo in area su Toloi e nemmeno un minuto dopo fa doppietta con un secco diagonale dalla destra di Sirugu, sconsolato. Con una raffica del genere, la Dea dimentica subito il ko subito dalla Spal e riprende la sua corsa, ora a 9 punti dall’ Inter e 7 dalla Lazio, in attesa dei risultati delle suddette.
E al pranzo di Domenica, l’Inter non riesce a digerire il Cagliari come ha fatto in Coppa Italia, e impatta per la terza volta consecutiva in campionato dopo essere stata in vantaggio con il gol di Lautaro al 29′. Affiorano quindi le apprensioni manifestate anche dallo stesso Conte, che ha sempre affermato di voler vedere la squadra viaggiare a 200 all’ora altrimenti non si vince. In effetti, se si osserva il possesso palla si scopre, non senza sorpresa, che l’ha avuto il Cagliari sia pure di poco (52%). Dato significativo per una partita casalinga, e indica una ridotta propensione, rispetto a precedenti partite,  a giocare con maggior aggressività e tempismo, lasciando al Cagliari spazi di manovra che nei 10 minuti finali si sono rivelati fatali con il gol di Naiggolan al 78′ (tiro deviato forse da Biraghi, rimbalzo sul palo), un ex forse troppo frettolosamente scaricato. L’Inter ha comunque avuto numerose occasioni per chiudere la partita. Non lo ha fatto sia per alcuni interventi provvidenziali del portiere sardo, sia per imprecisione dei suoi attaccanti, in giornata poco felice. Lautaro ha il merito di aver sbloccato il punteggio con un preciso colpo di testa, ma ha rovinato alla fine la sua prestazione con una sciocca espulsione per proteste. Lukaku, da parte sua, non nelle sue giornate migliori, ma ci ha provato anche dopo il pareggio cagliaritano con una azione dirompente conclusa a fil di palo. Non è stato sufficiente, e ora l’Inter deve assolutamente riordinare le idee perchè la Lazio rimane sotto 3 punti, e la Juventus con una vittoria a Napoli, che invece non si è concretizzata, avrebbe aumentato a 6 punti il distacco.
Derby romano tra Roma e Lazio, primo tempo che si conclude in parità, 1-1, gol di Dzeko al 26′ e rocambolesco gol di Acerbi, che spinge in rete il pallone arrivatogli sul piede, dopo un campanile di Santon davanti alla porta e spizzato da Smalling all’incrocio. Ripresa che inizia con un un rigore assegnato alla Roma per apparente atterramento in area, successivamente revocato dopo check VAR. Roma più determinata e Lazio in difficoltà nel primo quarto d’ora della seconda metà, poi partita più equilibrata ma interessante, con frequenti rovesciamenti di fronte e Roma che sfiora il nuovo vantaggio con un siluro di Pellegrini, ma il pallone trova l’ultimo ostacolo nel palo alla sinistra di Strakosha. Pareggio abbastanza giusto, alla fine, con  una lieve prevalenza romanista nelle conclusioni, Lazio che interrompe la sua eccezionale serie di 11 vittorie consecutive ma rimane saldamente al 3° posto a 3 punti dall’Inter, ma con una partita da recuperare.
Nelle altre gare del pomeriggio, il Parma sale a ridosso di Milan e Cagliari battendo l’Udinese al Tardini con gol di Gagliolo e del solito Kulusewski, tutti nel primo tempo.
Pareggio senza reti anche al Ferraris di Genova tra Sampdoria e Sassuolo, emiliani che resistono fieramente per oltre un’ora dal 25′ a causa dell’espulsione di Peluso, ma trovano anche l’occasione di portare a casa il bottino pieno con un clamoroso palo di Boga al 53′.
Al Bentegodi di Verona, i veneti infilano 3 volte la porta del Lecce, con Dawidowicz, Pessina e Pazzini, in una partita sostanzialmente dominata per tutti i 90 minuti. Verona che si piazza al nono posto e sigla un record andando in gol per l’undicesima volta di fila nella sua storia.

Ultimo, il posticipo serale tra Napoli e Juventus. Primo tempo equilibrato, con maggior propensione al tiro per il Napoli che ci ha provato diverse volte, mentre la Juventus non ha in pratica mai impegnato Meret. Ritmi non elevati, che possono sembrare inusuali per la Juventus, abitualmente aggressiva nel recupero palla e nel pressing. Napoli ordinato in difesa, rischia poco ma tuttavia manca di profondità in attacco, qualità necessaria per mettere efficacemente pressione  ad una squadra come la Juventus. Partita che cambia nella ripresa, quando al 18′ Zielinski raccoglie al volo una respinta di Szczesny e insacca per il vantaggio del Napoli. La Juventus tenta di riorganizzarsi ma non sembra in serata particolarmente brillante, mentre il Napoli controlla senza troppe difficoltà quello che in altre occasioni sarebbe stato un arrembaggio juventino. E arriva l’86’, con il raddoppio di Insigne che al volo spara in rete un preciso cross di Callejon, sembra l’apoteosi napoletana ma al 91′ arriva CR7 in un sussulto d’orgoglio, a dimezzare le distanze. Troppo tardi, per una rimonta che stavolta non riesce e lascia l’amaro in bocca ai tifosi bianconeri, che si aspettavano l’allungo sull’Inter fermata a S.Siro dal Cagliari. Invece la brutta prestazione dei nerazzurri, grazie a quella ottima del Napoli, si trasforma  addirittura nella riduzione del distacco.

Arrivederci alla prossima puntata!

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