Questa nazione non merita che l’ILVA viva

Politica

Il flusso di notizie da Taranto è una tappezzeria di mosse e contromosse. Tutto è partito con la richiesta di ritiro dall’acquisizione di Arcelor Mittal. Ma come, dirà qualcuno, la storia risale a ben prima. Io non credo. Nel senso che il signor Mittal ha deciso di scrivere non un altro capitolo di una vecchia vicenda, ma di ricominciare proprio daccapo. La netta impressione è che questa vicenda che, finora, è stata un di cui delle sue attività sia improvvisamente diventata il centro della sua agente. E siccome, come imprenditore, ha una vena di capitalistico genio (cosa che troverete scritta solo qua, sentitevi fortunati), ha deciso di sparigliare. La mossa del cavallo.

La situazione che ha inteso rompere è un equilibrio disarmonico di poteri: la magistratura di Taranto vuole uccidere l’ILVA, i Cinque Stelle pure, ma con meno entusiasmo, il PD vuole salvarla. Conte vorrebbe mangiare il panettone. Il punto centrale è il seguente: ILVA non può essere spenta, risanata e riaccesa. Se la spegni non si riaccenderà mai più.

Ad oggi, il piano di risanamento realistico, quello che la terrebbe in piedi, ha una condizione pesantissima: che nel frattempo la magistratura sia silenziata. Ovvero certificare che la giustizia è quello che impedisce all’Italia di svilupparsi. Lo scudo penale non ha alcuna reale conseguenza che un paese civile non avrebbe già stabilita: non risponde del fatto del terzo penalmente. In Italia va messo per iscritto. Vedete voi.

Mittal quindi prende cappello e saluta la curva. A questo punto parte il panico. Da una parte i cinque stelle sono felici, era il loro obiettivo dopotutto. Dall’altra Di Maio si era vantato di aver salvato capra e cavoli. Dimostrando così un infondato ottimismo. Conte è l’unico a mantenere un minimo di freddezza ed a cercare di capire se lo scudo da solo sarebbe bastato. Ed ovviamente la risposta è no. Quello poteva bastare un anno fa.

Oggi ci vuole anche qualcosa di più sul piano esuberi. Ed a quel punto la situazione si avvita. Viene rilanciata seriamente la possibilità di nazionalizzare. Ma senza scudo si tratterebbe di una mera liquidazione. Chi farebbe mai l’amministratore pubblico di una società che deve produrre al di fuori della certezza del diritto?

In sostanza, ILVA deve chiudere. Deve chiudere perché questo paese odia la libera impresa. Perché la magistratura impedisce di risanarla in maniera sostenibile. Deve chiudere perché l’acciaio serve e va prodotto nelle nazioni che hanno un futuro industriale. E l’Italia vuole diventare un paese di nocciole, ristoranti stellati e turismo. Ovvero un paese da terzo mondo. O un paese visto attraverso le lenti di un popolo anziano che non vuole rischiare, che ha paura degli spifferi, dell’inquinamento. Il paese del golfino a ferragosto. Attaccato agli ultimi giorni di vita perché non vede un futuro nemmeno vicario per se stesso. Chiudete ILVA, godete l’aria pulita mentre i vostri figli scappano o attendono sul vostro divano che qualcuno erediti il paese. O lo conquisti.

Chiudete ILVA per l’onore di questa nazione. Visto che non possiamo difenderlo ricostruendola e non possiamo vendicarlo rinascendo, chiudetela come atto di devozione alla realtà. Se abbiamo perso il sogno, rivendichiamo almeno la realtà.

2 thoughts on “Questa nazione non merita che l’ILVA viva

  1. Prima di scrivere certi articoli, cortesemente vi chiedo di venire a Taranto per vedere la reale situazione degli impianti ex Ilva (fatiscenti e pericolossisimi) e a respirare ciò che respiriamo noi quotidianamente!!! Poi si possono fare tutte le analisi tecniche ed economiche di questo mondo!!! Il problema è che il signor Mittal fino ad oggi ha fatto giusto l’indispensabile per ciò che riguarda i lavori AIA e assolutamente niente invece per l’ammodernamento impiantistico!!! Ora si è reso conto che economicamente nn gli conviene più produrre acciaio a Taranto perché i costi per l’ammodernamento di impianti vecchi sono esorbitanti, e perché il mercato sta vivendo una profonda crisi!!! Il governo ha sbagliato a togliere lo scudo penale perché gli ha fornito l’assist perfetto per svincolarsi dagli impegni presi l’anno scorso ma è stato lui il primo a non rispettare gli stessi mettendo in cig circa 1300 operai già da giugno per crisi di mercato!!! E torno a dire, a Taranto continua ad esserci un forte inquinamento che si potrebbe abbattere attuando nell’immediato tutte quelle tecnologie che già esistono in altri Paesi ma che comporterebbero costi maggiori rispetto al piano ambientale ed industriale concordato l’anno scorso!!!

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