Il pensiero di Ratzinger: “In Europa crisi dell’uomo prima che delle istituzioni”

Politica

Secondo Joseph Ratzinger si tratta di compiere un’opera di apertura e di iscernimento: “L’umanità deve ormai uscire da ottiche troppo anguste per gettare le basi di una nuova sintesi umanistica”. Collocarsi in una simile prospettiva significa per Benedetto XVI “non escludere nessuno a priori e invocare la necessità di un dialogo senza frontiere”. Osserva Madelin: “Teologo, accademico di grande valore, il Papa dà inizio al suo discorso elevando il dibattito a dimensioni ignorate o rifiutate nel mondo attuale, quando parla di una eternità di Dio presente nel nostro mondo e nel cuore di ognuno. E infatti fin dalle prime righe la Caritas in veritate precisa ciò che si deve intendere per coniugazione tra amore e verità”.  L’amore (caritas) è, secondo Benedetto XVI, “una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace”. È “una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta”. Dunque “difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono forme esigenti e insostituibili di carità”. Per questa radice teologica unitaria, carità e verità non possono mai essere disgiunte. La scelta di campo di Joseph Ratzinger è inequivocabile: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo, l’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario. La verità libera la carità dalle strettoie di un emotivismo che la priva di contenuti relazionali e sociali, e di un fideismo che la priva di respiro umano e universale”. Perciò, secondo Benedetto XVI, “la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa, è il portale di accesso alla comprensione di Dio, degli altri e del mondo, è il principio non solo delle micro-relazioni (rapporti amicali, familiari, di piccolo gruppo), ma anche delle macro-relazioni (rapporti sociali, economici, politici)”.

Il principio di gratuità

A giudizio di Joseph Ratzinger “perché ritorni la fiducia, figlia dell’amore, occorre non vedere l’economia globalizzata come una fatalità, a condizione che essa esca dal proprio autismo e accetti al proprio interno la logica del dono senza contropartita”. Ancora più fondamentalmente, “nei rapporti mercantili il principio di gratuità e la logica del dono come espressione della fraternità possono e devono trovare posto entro la normale attività economica”. Benedetto XVI, da come ricostruisce Madelin, propose sostanzialmente di eliminare i compartimenti stagni tra terzo settore (caratterizzato dall’assenza di lucro), imprese (votate all’efficienza) e Stato (preposto alla ridistribuzione), al fine di creare nuove sinergie, di cui l’economia solidale fosse un esempio fecondo. Da parte sua, poi, la fede può soffrire di patologie proprie, se è priva del soccorso della ragione. Benedetto XVI ribadì il punto: “La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale anche per la ragione politica, che non deve credersi onnipotente. A sua volta, la religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano. La rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell’umanità”.

L’alleanza tra fede e ragione

Nel discorso tenuto al Parlamento tedesco il 22 settembre 2011, Benedetto XVI invitò i parlamentari a riflettere sulle finalità dell’agire politico e sulle forme di legittimità necessarie per elaborare leggi in un’epoca di pluralismo. Parlò anche di quella legge naturale che è nel fondo del cuore di ogni uomo, impronta negli esseri umani della legge eterna di Dio. Attingendo alle risorse della filosofia e della teologia, Benedetto XVI riuscì ad approfondire rischi e prospettive dell’universo globalizzato. “Senza verità si cade in una visione empiristica e scettica della vita, incapace di elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i valori, talora nemmeno i significati, con cui giudicarla e orientarla – spiegò Benedetto XVI -. Al di là delle scienze e delle tecniche, una vita morale autentica e una spiritualità incarnata hanno più che mai bisogno di un’alleanza duratura tra fede e ragione. La ragione senza la fede si smarrisce, come la fede senza la ragione si atrofizza”. Se è totalmente falsa l’immagine di un Papa reazionario, poco attento alla giustizia sociale e più preoccupato della povertà spirituale del mondo che di quella materiale, altrettanto mendace sarebbe classificare il pontificato di Joseph Ratzinger come il trionfo del tradizionalismo. Anzi, alcune tra le più aspre critiche al professore bavarese arrivarono dal filone più identitario del cattolicesimo.

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