Salvini, ti regalerò una felpa con la scritta “Silenzio” per una sintesi ragionata, senza rabbia

Politica

Un po’ di silenzio, Salvini? Le folle osannanti inebriano, travisano questo momento in realtà di contrapposizione feroce alle tue idee, al Masaniello che sei, capopolo focoso e appassionato, senza misura, spesso acritico, sempre in corsa, la voce roboante, i bacioni distribuiti con ironia. Ti regalerò una felpa con la scritta “Silenzio”, ma non per limitare le battute tranchant, l’ironia sottesa, la voglia di esserci comunque, ma per quell’assenza anche dai social che faccia desiderare la tua presenza, che faccia riflettere e mitighi il rancore evidente del momento, che faccia programmare un piano senza la rabbia della vendetta. Comprensibile, naturalmente dopo la valanga architettata a raggio mondiale contro di te, con l’ipocrisia che ha fatto ricompattare una sinistra che deve avere un nemico, con la regia diabolica di un Renzi che bacia un Di Maio senza vergogna. Sei stato un Masaniello amato, sempre a mangiare strade e piazze e quella gente, tanta gente ha creduto in una rivoluzione epocale, a una restituzione di dignità, ad un Capitano con gli attributi. Solo contro tutti, anche contro chi consigliava prudenza, soluzioni per il mondo imprenditoriale, aperture e non continua contrapposizione arrogante a volte da megalomane. D’altronde tutti i politici sono posseduti da un delirio d’onnipotenza. Il tuo popolo è titubante, ma è ancora lì, nonostante l’autonomia oggi sia un’utopia e a Cernobbio il mondo imprenditoriale che partecipa, abbia voglia di tranquillità e si schieri con il nuovo governo. L’irrisolta situazione economica, lo strappo operato, non da tutti è stato compreso, ma può rappresentare una pausa di silenzio per decidere un ritorno alla collaborazione con gli alleati storici. A Parenzo hai confermato “Vi state incaponendo, io adoro lo staff e il fare squadra”. E, un’ultima cosa…hai ragione quando ti definiscono ingenuo e rispondi  “”Se è così, allora mi sono macchiato del reato di democrazia. Volevo far andare gli italiani a votare”. Perché alle prossime elezioni (e penso anche a Milano) non si può perdere.

(Lettera firmata)

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