La fusione di Imu e Tasi, ecco come diventa una stangata sulla casa

Politica

Spaziani Testa (Confedilizia) spiega i rischi della proposta: «La sola semplificazione non abbasserà il carico fiscale»

Che qualcuno si voglia occupare della tassazione sugli immobili è una buona notizia. Ma tra i proprietari la preoccupazione prevale sulla speranza.

Pessimismo più che giustificato visti i precedenti.

C’è, ad esempio, il dubbio che il progetto di accorpare le principali tasse sul mattone – l’Imu che grava sulle seconde case e la Tasi che dovrebbe servire a finanziare i servizi – si trasformi in una soluzione peggiore del male.

Il presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa ripete da tempo che «quello che serve non è tanto un accorpamento quando la riduzione del carico della tassazione patrimoniale sulla casa». Stangata che – ultimi dati Istat – è arrivata a 22 miliardi all’anno. Tra il 2012 e il 2019 sono stati prelevati dai risparmi degli italiani 183 miliardi. «Quindi serve una riduzione. Se poi alla riduzione si aggiungerà una semplificazione, tanto meglio».

In ballo c’è la proposta di legge di Alberto Gusmeroli, deputato della Lega che propone la fusione tra Imu e Tasi. Sul tema è poi intervenuta la viceministro all’Economia Laura Castelli che ha aggiunto all’idea leghista la compensazione tra crediti e debiti sulle imposte locali, ipotizzando una tassa unica che comprenda tutte le sei locali. Compresa l’occupazione del suolo pubblico.

Ma non basta. Con il solo accorpamento, spiega Spaziani Testa, ci sarebbe intanto «un danno politico», visto che qualcuno sarebbe tentato di dire che il tema è stato affrontato e risolto. Poi, in concreto, «l’eliminazione della componente di servizio della Tasi farebbe venire meno l’unico accenno di service tax in vigore in Italia». Con la Tasi «c’è l’obbligo dei comuni di indicare quali servizi sono stati finanziati con la Tasi. È un obbligo importante anche perché dà al contribuente la possibilità di impugnare la tassa». Con l’imposta unica questo vincolo potrebbe cadere, lasciando agli amministratori locali la possibilità di tassare senza fare cenno a servizi.

Inoltre verrebbe meno una «componente tipica della tassa di servizio» sugli immobili, il principio che a pagarla deve essere chi occupa l’immobile. Ad esempio l’affittuario. Oggi la quota di Tasi in capo all’affittuario è minima, ma è l’unico legame che abbiamo il sistema di tassazione dei servizi.

Il relatore e firmatario della proposta, Gusmeroli, «dopo la nostra presa di posizione si è impegnato come Lega a trasformare l’accorpamento di Imu e Tasi in una proposta che comprenda anche la riduzione del carico delle due imposte», aggiunge Spaziani Testa. Anche il sottosegretario all’Economia Massimo Bitonci si è impegnato a ridurre la tassazione sulla casa.

La riduzione delle tasse sulla casa unisce un fronte inedito che comprende, oltre a Confedilizia, anche Rete imprese Italia (Confcommercio, Confesercenti, Confartigiananto, Cna e Casa Artigiani). Ma anche l’Abi, l’associazione delle banche. Preoccupati per consumi in calo e mutui.

Al vertice governo-parti sociali della scorsa settimana il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha risposto in modo vago. Ma la scelta finale la dovrà fare la politica.

Antonio Signorini (Il Giornale)

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