Anch’io tra i poveri dello Sri Lanka, sfidando il terrore

Esteri

I sanguinosi attacchi che hanno sconvolto lo Sri Lanka, causando centinaia di morti e feriti, evidenziano come i fondamentalismi compiano questi abominevoli gesti proprio quando le persone fanno festa nella loro fede. La Pasqua è il momento più importante dell’anno liturgico per i cristiani. I terroristi hanno scelto di compiere un attacco mirato, ben consci che avrebbero raggiunto il loro obiettivo perchè i fedeli erano riuniti per le celebrazioni. Si tratta di attacchi vili, compiuti da fanatici. Come Comunità Papa Giovanni XXIII, siamo presenti nella diocesi di Ratnapura – a tre ore di distanza da Colombo – da oramai venti anni: la nostra missione è composta da due case famiglia che accolgono, soprattutto, ragazzi con disabilità mentali, che non hanno nessuno e che rischierebbero di vivere in strada. C’è sempre stato un clima di rispetto e dialogo con le altre religioni, anche se noi cristiani siamo una minoranza. La gente sa che non siamo lì per fare proselitismo, come spesso raccomanda Papa Francesco, ma per condividere la nostra vita con i poveri che il Signore mette sul nostro cammino. Poi le persone che vivono intorno a noi potranno chiedersi e domandarsi perché lo facciamo. Il dialogo, molto semplice e concreto, parte dalla base, dalla vita comune: andare nelle scuole, fare la spesa in paese, frequentare la parrocchia. Sanno ciò che facciamo e viviamo. Come associazione siamo presenti anche in altri Paesi dove il cristianesimo è una minoranza, ma riusciamo a vivere la nostra fede e il carisma dell’Apg23. Il nostro modo di fare accoglienza viene riconosciuto e rispettato. Essere missionari vuol dire questo: professare con discrezione la propria religione, amando il Paese in cui ti trovi, senza dimenticare le tue radici.

Anche se lo Sri Lanka viene da una guerra civile molto feroce, negli ultimi anni si è sempre vissuto in tranquillità; il Paese, anche grazie al turismo stava rifiorendo. Niente poteva far pensare che sarebbero stati compiuti degli attacchi così sanguinosi. Questi attentati non sono frutto di lotte intestine, ma di un estremismo che ha lo scopo di lacerare, distruggere e uccidere il dialogo, di destabilizzare le varie religioni, soprattutto il cristianesimo. sanguinosi attacchi che hanno sconvolto lo Sri Lanka, causando centinaia di morti e feriti, evidenziano come i fondamentalismi compiano questi abominevoli gesti proprio quando le persone fanno festa nella loro fede. La Pasqua è il momento più importante dell’anno liturgico per i cristiani. I terroristi hanno scelto di compiere un attacco mirato, ben consci che avrebbero raggiunto il loro obiettivo perchè i fedeli erano riuniti per le celebrazioni. Si tratta di attacchi vili, compiuti da fanatici. Come Comunità Papa Giovanni XXIII, siamo presenti nella diocesi di Ratnapura – a tre ore di distanza da Colombo – da oramai venti anni: la nostra missione è composta da due case famiglia che accolgono, soprattutto, ragazzi con disabilità mentali, che non hanno nessuno e che rischierebbero di vivere in strada.

C’è sempre stato un clima di rispetto e dialogo con le altre religioni, anche se noi cristiani siamo una minoranza. La gente sa che non siamo lì per fare proselitismo, come spesso raccomanda Papa Francesco, ma per condividere la nostra vita con i poveri che il Signore mette sul nostro cammino. Poi le persone che vivono intorno a noi potranno chiedersi e domandarsi perché lo facciamo. Il dialogo, molto semplice e concreto, parte dalla base, dalla vita comune: andare nelle scuole, fare la spesa in paese, frequentare la parrocchia. Sanno ciò che facciamo e viviamo. Come associazione siamo presenti anche in altri Paesi dove il cristianesimo è una minoranza, ma riusciamo a vivere la nostra fede e il carisma dell’Apg23. Il nostro modo di fare accoglienza viene riconosciuto e rispettato. Essere missionari vuol dire questo: professare con discrezione la propria religione, amando il Paese in cui ti trovi, senza dimenticare le tue radici. Anche se lo Sri Lanka viene da una guerra civile molto feroce, negli ultimi anni si è sempre vissuto in tranquillità; il Paese, anche grazie al turismo stava rifiorendo. Niente poteva far pensare che sarebbero stati compiuti degli attacchi così sanguinosi. Questi attenati non sono frutto di lotte intestine, ma di un estremismo che ha lo scopo di lacerare, distruggere e uccidere il dialogo, di destabilizzare le varie religioni, soprattutto il cristianesimo.

Paolo Ramonda

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