La paura ha il colore della criminalità, in una Milano senza luce

Milano

Brucia Milano ed è la sua voce di protesta. L’incendio a  Bovisasca si alza per 40 metri e chissà se Sala nella sua torre d’avorio ha notato la disperazione dei mille quartieri bui di paura. Impazzano, nella quiete inerme di un’amministrazione assente, lo spaccio, i furti, il possesso arbitrario dei parchi, i posteggiatori abusivi, le bande organizzate, i raket organizzati, gli stupri improvvisi, le rivendicazioni malsane, le risse.

La paura attraversa tutta la periferia e non, ha lo sconcerto dei redenti, la protesta degli interessati e il buio che favorisce spesso i criminali. Nelle ultime ore la descrizione del rave party al Lambro, gli agguati organizzati al “Boschetto di Rogoredo” e il dramma sociale dello spaccio ricordano la mancanza di un’illuminazione utile. E Milano, proprio nelle terre a rischio rimane al buio. E Sala dov’è? Perché sono bellissime la Galleria illuminata e le vie centrali sfavillanti, ma un piano che illumini i dormitori a cielo aperto dei migranti e dei rom, le telecamere nei punti critici e soprattutto l’attenzione per i tanti che hanno paura, dov’è? La luce è solo un deterrente, un avvertimento, ma i giardinetti sono invasi, nessuno controlla i tanti rifiuti abbandonati dai rom, le zone presidiate dagli spacciatori sono zone franche e imbrattare muri, stazioni ferroviarie, sta diventando uno sport di poco conto. Quante volte gli incendi invocheranno luce e controlli?

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