Il ruolo delle donne nell’Isis

Esteri

di Marco Cesareo – Oggi anche le donne hanno un ruolo ben definito all’interno dell’Isis . Un ruolo importante, pericoloso ed insospettabile; quello del reclutamento. Proprio per questo sono rarissime le immagini di donne soldato, per non attirare l’attenzione. Esse vengono addestrate ad utilizzare l’AK – 47, armi comuni da sparo, armi bianche e materiale esplosivo. Spesso queste donne sono “spose della jihad”, ossia sposate a uomini del califfato. Secondo una ricerca, l’antiterrorismo ha largamente ignorato il ruolo delle donne e di alcuni minori che hanno lasciato il Regno Unito per raggiungere il Califfato. Questo comporta che le donne non solo hanno acquisito forza all’interno della struttura , vista anche la carenza di uomini deceduti sul campo di battaglia, ma hanno imparato e trasmesso ai loro figli come, dove e in che modo utilizzare le armi. Nell’ultimo trimestre del 2014, stime prodotte da fonti d’intelligence, hanno calcolato in circa 15.000 i combattenti stranieri nell’Isis, di cui 2.000 occidentali. Il 6% di questi, provenienti dall’Ue, si sono convertiti all’Islam, molti sono immigrati islamici di seconda o terza generazione e pochissimi di origine siriana. Il 18% è costituito da donne, l’età media è compresa tra 18 e i 29 anni e molti dei reclutati occidentali hanno un buon livello di acculturamento, discreto è il numero di laureati e la condizione economica delle famiglie è generalmente buona. Il progetto del Califfato universale attira i giovanissimi, anche se l’età media dei combattenti francesi è di 27 anni, mentre quella dei belgi e dei britannici è di 24. L’episodio peggiore è quello di mamma Mina e delle figlie Rizlaine e Safaa, il terzetto di donne guerriere bloccate a Londra a pochi giorni dalla realizzazione del primo attacco firmato dalle «madri del terrore». Questa situazione deve far tenere alta la vigilanza, non solo in Inghilterra, ma in tutta l’Europa. Le nostre Agenzie di Sicurezza sicuramente hanno una particolare attenzione a questa problematica e anche ai vari flussi migratori all’interno del nostro Paese, volta a scongiurare qualsiasi attacco. Anche se, come detto in più occasioni dai vari Ministri dell’Interno, il rischio zero non esiste, tuttavia l’attenzione rimane molto alta .

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