Il fai da te di Corso indipendenza, simbolo di un Comune che non contrasta il degrado

Fabrizio c'è Milano

Stufi di denunciare da anni la presenza molesta dei clochard alcuni esercizi di Corso Indipendenza sono corsi ai ripari. Hanno applicato dei dissuasori d’acciaio allo scopo di impedire la presenza di clochard con sacco a pelo che stazionavano da anni nella zona.

Li si può biasimare? Assolutamente no, la loro disperazione è del tutto motivata. Le vetrine di Corso Indipendenza devono convivere da anni con questa fauna non proprio pacifica. I clochard italiani e stranieri usano pranzare all’Opera Fratelli di San Francesco e rifornirsi a sbafo di alcolici nei negozi del Corso, dove per evitare discussioni i commercianti regalano loro litri di ottimo Tavernello. Per i bisogni corporali e la pennichella ci sono le panchine dei giardini del Corso, sia pure ridotte per gli interminabili lavori della M4.

Questo andazzo prosegue da anni, nonostante appelli, interrogazioni e segnalazioni dei cittadini, dei comitati e anche di chi scrive. Nulla è mai stato fatto per riportare ordine e eliminare il degrado. Salvo forse nella settimana in cui Milano ospitò il vertice dei capi di Stato del G40, allorquando il Corso era la via di accesso al centro dei cortei di Putin, Merkel, Napolitano etc. Allora vi fu un persuasivo intervento di poliziotti che affrontarono il problema in maniera efficace. Segno che qualora vi fosse la volontà politica di affrontare il problema, la questione era ed è risolvibile.  

Dopo i cortei di auto blu però tutto è tornato come prima e negozi, banche e super market a questo punto  hanno dovuto  ingegnarsi e hanno anche voluto coordinarsi dal punto di vista del design. 

Amara considerazione: a cosa serve il Comune a cui versiamo 1,4 miliardi di tasse comunali se poi uno deve difendere il proprio marciapiede e il proprio negozio a spese proprie? Il Sindco intanto mira a riaprire i Navigli e organizza pranzi per la Milano senza muri……

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