Milan in Europa. Il TAS ribalta la sentenza dell’UEFA.

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Mangia, bev e TAS; e viv in santa pas.
Dal dialetto lombardo, tradotto: mangia, bevi e taci; e vivi in santa pace.
Un proverbio per scrollarsi di dosso tutto il peso che in queste settimane i tifosi milanisti hanno dovuto sostenere sulle spalle, spalle larghe sia chiaro, perché il tifoso milanista di macigni ne ha sostenuti di peggiori nella storia. Un peso comunque fastidioso, perché il tifoso milanista e tutto l’ambiente Milan si sentiva depredato di ciò che era stato conquistato sul campo, un posto in Europa League.

La vicenda era iniziata l’inverno scorso col respingimento da parte dell’UEFA alla proposta di voluntary agreement del Milan, proseguita con il rifiuto anche del settlement agreement e sfociata nella sanzione che la camera giudicante aveva emesso nei confronti del club rossonero, l’esclusione dalle coppe europee per un anno.
Il Milan ha immediatamente fatto ricorso al Tribunale Arbitrale Dello Sport (TAS) presentando tramite un pool di avvocati le motivazioni per cui, secondo la società rossonera, la pena inflitta era troppo severa e il TAS ha accolto il ricorso, rinviando così all’UEFA la decisione di irrogare una pena proporzionata al tipo di infrazione commessa.

Cosa contesta l’UEFA al Milan e cosa succede al TAS.

1- Il mancato rispetto da parte del Milan dei parametri del Fair Play Finanziario nel triennio 2014-2017, ultimo triennio della gestione Berlusconi. Questo il Milan lo ha sempre ammesso, d’altronde ci sono dati oggettivi come i bilanci della società a dimostrare che il Milan ha sforato i parametri del FFP.
2- I dubbi sulla solidità finanziaria della proprietà del club nella persona di Yonghong Li, visto che i soldi sembrano esserci ma nessuno sa esattamente da dove arrivino.
3- L’incapacità di rifinanziare il debito di 303 milioni di euro che il proprietario cinese ha contratto col fondo Elliott per finalizzare l’acquisto del club. Questo per l’UEFA costituisce un pericolo di default per cui la squadra non deve essere ammessa alle competizioni europee.

Probabilmente l’UEFA si è tuffata in un campo che non è del tutto di sua competenza, perché non si capisce il motivo per cui debba essere messa in discussione a giugno la possibilità che Yonghong Li possa rifinanziare un debito in scadenza ad ottobre, soprattutto perché Mister Li ha sempre pagato tutto e sostenuto economicamente il club rispettando tutte le scadenze, ma tant’è.
Tutto questo fino a giugno appunto, perché, colpo di scena, proprio nei giorni di attesa in vista dell’udienza al TAS, Elliott diventa il nuovo proprietario del Milan per l’inadempienza di Yonghong Li che non versa gli ultimi 32 milioni di euro per completare l’aumento di capitale chiamato dal CDA del Milan.

È con tutta probabilità questo avvenimento che porta il TAS ad accettare il ricorso del Milan e a rimandare all’UEFA la decisione di una sanzione equa con quella inflitta ad altri club come ad esempio il Manchester City, il PSG e l’Inter ed era proprio su questo che si basava la difesa del Milan, cioè il trattamento paritario con gli altri club colpevoli di aver commesso le medesime infrazioni dei rossoneri e nel caso dell’Inter con un bilancio persino peggiore di quello rossonero. In più il nuovo proprietario è di certificata affidabilità finanziaria con un progetto a lungo termine e il debito è azzerato in quanto era stato contratto con chi oggi è il nuovo proprietario della società.

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene, o quasi, perché ora l’UEFA discuterà insieme al Milan il settlement agreement e solo allora si capirà quali saranno i paletti che l’UEFA imporrà ai rossoneri per rientrare nei parametri del FFP.
Intanto il mondo Milan può godersi questa piccola vittoria, nella stagione ormai alle porte giocherà l’Europa League, con buona pace dei Della Valle e compagni che a Firenze non vedevano l’ora di poter mettere le mani su ciò che il Milan si era conquistato sul campo.
Vai Milan, l’Europa è tua. Gli altri dovranno aspettare.

Andrea Mutti

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