Immigrazione: Come eliminare gli errori del passato

Economia e Politica

di Camillo De Milato – Che l’immigrazione negli ultimi 4 anni sia stata “subita e non gestita” è riconosciuto da tutti, seppur tra giustificazioni basate su scelte strategiche od umanitarie, che non hanno raggiunto gli scopi di chi quelle scelte le aveva fatte o condivise. Di errore si è trattato, altrimenti il PD non avrebbe ricevuto un “sonoro ceffone” dagli elettori e la Lega non avrebbe avuto una performance straordinaria.
Inutile rivangare responsabilità o giustificazioni, più o meno valide, e vediamo come si possono eliminare gli errori del passato, in quattro passi, trasformando in opportunità la presenza di un sottobosco di centinaia di migliaia di migranti che tirano a campare con espedienti leciti e meno leciti, con lavori in nero, sfruttati da persone senza scrupoli.
Primo passo: Legge e Giustizia. Bisogna che la percezione di legalità sia chiara. Da un lato per tranquillizzare gli italiani che la presenza degli stranieri non sia un pericolo, per esempio che chi spaccia sotto la loro casa non torni libero dopo tre giorni. Dall’altro, mostrare a chi pensa che il “Bel Paese”sia un posto dove sia facile guadagnare tanto attraverso attività criminali e che sia difficile andare in galera. Esempi, il “condono mascherato” che un recluso debba scontare solo 9 mesi per anno. Oppure che, per pene fino a quattro anni, un indagato rimanga a piede libero. Per i Rom: togliere la patria potestà ai genitori che inducono i minori ai furti. Utilizzare più frequentemente i rimpatri: vivere in Italia, deve rivelarsi una opportunità, ma anche un impegno-
dovere per chi vuole avere una seconda possibilità dalla vita. Chi delinque, non deve avere spazio tra noi.       Secondo Passo: togliere alle Prefetture il compito di gestire i migranti. Non ne hanno le competenze e, forse, non è nemmeno il loro compito. Le competenze devono essere date ad un Ministero “della Integrazione e Formazione”, con centri provinciali di accoglienza e formazione. Personale formato da Educatori/Tutor e Formatori/Counsellor. Strutture dove, con gli alloggi, siano allocati laboratori. Lo stesso per i minori non accompagnati, una volta superata l’età scolastica. Esempi: l’Asilo Mariuccia. Tutti i minori a diciotto anni hanno un contratto di lavoro, grazie ad uno speciale Laboratorio di Educazione al Lavoro. Tale Laboratorio è anche frequentato da decine di migranti. Chi ha il codice fiscale, già svolge lavori saltuari, chi deve ancora riceverlo, continua a fare formazione. Nella cittadina dove opera tale laboratorio, non si assiste allo spettacolo indecente di vedere migranti con il cappellino in mano all’angolo delle strade. Nei “Centri” provinciali, come ulteriore esempio, dovrebbero essere inseriti istituti come la milanese Galdus, dove vengono svolti corsi di elettricista, orafo, giardinaggio, panetteria e chef. Il 93% dei giovani trova lavoro alla fine del triennio. Gli studenti sono metà italiani, metà stranieri. Quindi l’integrazione è un successo.
Terzo Passo: Religione: Un sottosegretariato “Tutela Fedi religiose” che combattano forme di radicalizzazione con moschee dove si parli esclusivamente in italiano, con Imam che facciano parte di un clero islamico iscritto ad un albo professionale e controllatoto.
Il sottosegretariato deve dotare tutte le carceri di un Imam-cappellano e controllare che tutte le credenze siano in linea con i dettami dell’Ordinamento italiano.
Quarto Passo: Aspetto socio-economico-culturale. Il migrante che lavora e fornisce reddito, deve avere il massimo
rispetto. Non deve essere trattato da persona diversa od inferiore. Bisogna evitare che possano accadere forme di razzismo, con le ripercussioni negative accadute in Francia e Gran Bretagna. Trasmissioni radio e televisive, influenzers, devono convincere i cittadini che il lavoro nobilita le persone, anche quelle straniere. Fenomeni di sopraffazione, caporalato, schiavismo strisciante devono essere combattute con forza.
L’Italia che non fa più figli, per sopravvivere ha bisogno di forze lavoratrici, che si facciano carico di sostenere milioni di pensionati. Che sostengano noi e che supportino i nostri (pochi) figli.
In definitiva, per gestire milioni di stranieri bisogna disporre di una strategia globale, basata su questi quattro pilastri. Altrimenti, fra una generazione avremo problemi socio-economici e socio-culturali che non potranno più essere controllati, con il rischio, ancora più grave, di utilizzare leggi speciali.
E’ quello che vogliamo?

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