Milan in finale di Coppa Italia. Lazio bella ma non balla, i rigori tendono la mano al Diavolo.

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Lazio-Milan 0-0 (4-5 d.c.r.)

Dopo lo 0-0 dell’andata servono 120′ minuti e 14 rigori per decretare la finalista che se la vedrà con la Juventus. Alla fine la spunta il Milan col rigore decisivo segnato proprio da un tifoso laziale, Alessio Romagnoli.
Ancora una volta il Diavolo si dimostra squadra vera, solida e pericolosa in avanti come era successo domenica scorsa sempre all’Olimpico contro la Roma, stavolta è meno cinico, non arrivano i gol per i tanti errori sotto porta ma dietro la compattezza è la stessa, quella che permette alla banda Gattuso di non subire reti da sei partite di fila.
La Lazio è bella ma non balla. Sono i biancocelesti a fare principalmente la partita, giocano un bel calcio, ma come i giallorossi, anche loro sbattono continuamente contro l’organizzazione difensiva del Milan che chiude bene ogni spiffero e riparte velocemente in verticale, creando spesso il panico dalle parti di Strakosha. Alla fine sono i rossoneri a sciupare le occasioni migliori del match.
Alla Lazio è forse mancato il suo uomo migliore, quel Milinkovic-Savic che a parte un paio di fiammate da campione è rimasto all’ombra di Kessie e Biglia per gran parte della gara. Gattuso ancora una volta l’ha preparata bene, raddoppiando sempre sul serbo, tagliando i rifornimenti in profondità a Immobile e provando a creare le situazioni di superiorità numerica in ripartenza. Tutto molto bello, è mancata però la cattiveria in area avversaria. Va bene così, si riesce a passare sopra anche al madornale errore di Kalinic che al minuto 120′, a pochi passi dalla porta, spedisce nel parcheggio dello stadio il pallone che avrebbe evitato il cardiopalma dei rigori. Il croato, che ormai per i tifosi ha finito gli alibi, viene abbracciato da tutti i compagni prima dei tiri dal dischetto, altro esempio di quanto questo gruppo oggi sia affiatato e alla fine, dopo i rigori sotto la neve, è ugualmente festa.

Racconto e analisi tattica.

Soliti schieramenti e soliti moduli da una parte e dall’altra, 4-3-3 per il Milan e 3-5-1-1 per la Lazio.
I biancocelesti partono aggredendo il Milan col pressing alto, lo stesso fanno i rossoneri quando è la Lazio ad avere il possesso da dietro. Lazio che punta sul giropalla veloce e orchestrato, Milan bravo a non cadere nella rete di passaggi di S. Inzaghi e a chiudere le linee di passaggio con i centrocampisti e gli esterni che si abbassano, le uscite in anticipo di Bonucci e Romagnoli completano il lavoro e la linea a 4 difensiva si muove sempre in sintonia. Riconquistata palla, il Milan si distende velocemente verticalizzando sui tre attaccanti con Bonaventura e Kessie in appoggio, questo crea spesso la superiorità numerica che consente al Milan di essere pericoloso ma non incisivo per via dei troppi errori nelle conclusioni e per le scelte errate di Bonaventura quando è lui a condurre il contropiede.
Il primo tempo è un festival del tiro da fuori della Lazio, col Milan che riparte e a tratti prova a giocare impostando la manovra, la partita però la fa la Lazio che crea delle occasioni come ad inizio gara, quando Immobile di testa prima, e Milinkovic-Savic col destro poco dopo, chiamano al grande intervento Donnarumma. Il Milan risponde con Cutrone anticipato in uscita da Strakosha e Suso che dopo aver saltato due avversari conclude dal limite, bravo ancora Strakosha, sulla ribattuta Cutrone colpisce il palo ma era in fuorigioco. Ancora Lazio con Immobile, pescato in area da un tacco di Luis Alberto, che spara su Donnarumma.
Punizione crossata in area da Calhanoglu, Strakosha respinge male ma Cutrone non riesce ad approfittarne spedendo fuori. La Lazio ci prova ancora dalla distanza ma nessun pericolo, stesso esito per un sinistro di Calhanoglu.

Nel secondo tempo è sempre la Lazio a fare la partita ma i pericoli li crea solo il Milan, tre palle gol nitide fallite, due da Calhanoglu di cui una clamorosa e una altrettanto clamorosa sprecata da Calabria, in più almeno tre contropiedi dei rossoneri in superiorità numerica che si potevano sfruttare decisamente meglio.
Il risultato non si sblocca e si va ai supplementari.
Nel primo nessuno vuole sbagliare e gli unici pericoli sono due calci da fermo, prima la punizione di Calhanoglu che Strakosha devia in angolo, poi il cross dalla bandierina che Romagnoli di testa manda fuori.
Nel secondo ha una chance Milinkovic-Savic ma Romagnoli lo chiude in scivolata prima della conclusione, poi c’è l’errore da matita rossa di Kalinic che all’ultimo minuto di gioco manda alto da pochi passi un gol quasi fatto.
Si va ai rigori.
Gli errori di Ricardo Rodriguez, Milinkovic-Savic, Montolivo e Lucas Leiva.
I gol di Immobile, Bonaventura, Parolo, Borini, Felipe Anderson, Bonucci, Lulic e Calhanoglu.
Poi arriva l’errore di Luiz Felipe e la rete decisiva di Romagnoli manda il Milan in finale.Altro capolavoro di Gattuso e adesso c’è il derby.

Questa finale di Coppa Italia conquistata è figlia di Gattuso. Il mister ha preso una squadra impaurita dagli altri e da se stessa e l’ha trasformata, ora il Milan non teme nessuno.
In tre giorni ha giocato due volte a Roma, battendo i giallorossi e battagliando alla pari con la Lazio per 120′ minuti trionfando poi ai rigori, quella Lazio che è tra le prime squadre in Europa per gol segnati e che è abituata a rifilare 3-4 reti a chi si presenta all’Olimpico.
Il Milan da entrambe le gare esce con la porta immacolata, porta a casa dopo nove anni che non succedeva il tredicesimo risultato utile consecutivo. È un Milan che come ha chiesto lo stesso Gattuso adesso deve alzare l’asticella, pur restando sempre con i piedi per terra, ma oggi si può e si deve pensare più in grande rispetto a due mesi fa.
Il derby, beh il derby non ha bisogno di spiegazioni. Anche se non ci fosse più nulla da chiedere alla stagione, il derby rimane la partita che più in assoluto nessuno vuole perdere. Oggi però entrambe le squadre hanno ancora molto da chiedere alle proprie stagioni, il quarto posto.
L’inter ha bisogno di vincere per uscire dal periodo nero, il Milan ha bisogno di vincere per provare a credere davvero di poter arrivare ad un piazzamento tra quelli che contano.
Poi come abbiamo già detto, a parte tutto, il derby è il derby ed esiste un solo risultato soddisfacente. La vittoria.

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Andrea Mutti

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